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16 luglio 2013

Guillermo del Toro aggiorna sull'adattamento di Haunted Mansion

Guillermo del Toro sul set di Blade II
Guillermo del Toro, intervistato da /Film in occasione dell'uscita di Pacific Rim, visionario monster-movie attualmente al cinema, ha parlato dell'adattamento cinematografico di Hanted Mansion, attrazione presente al Magic Kingdom di Disney World in Florida, già diventato film con Eddie Murphy nel 2003 nella commedia La casa dei fantasmi.

Logo ufficiale del film
Sono un fanatico di Disneyland. Mi devi assolutamente dare un aggiornamento su quello che sta succedendo con Haunted Mansion. 
Sì, stiamo ancora cercando di avere uno sceneggiatore che è molto difficile da ottenere. Ci stiamo incontrando con loro [con gli sceneggiatori]. Il problema è che non voglio un tizio qualunque che riscrivi la sceneggiatura. Io ho scritto la sceneggiatura con Mathew Robbins (Non avere paura del buio) e voglio veramente qualcuno che porti molto al film, ma la Disney vuole farlo e voglio farlo anch'io. Se solo potessimo... Se conosci qualcuno che può riscriverlo, perchè io lo produrrò solamente, mi piacerebbe saperlo.

Con questa dichiarazione sappiamo che Del Toro è passato dal dirigerlo, come era stato annunciato al Comic-Con del 2010, al solamente produrlo, però la sua visione resterà comunque, anche vista la cura con cui sceglie i suoi collaboratori. Difficile immaginare chi sia lo sceneggiatore che sta cercando, ma la Disney è ancora intenzionata a produrre il film, anche dopo l'abbandono di Guillermo Del Toro della Disney Double Dare You, una collana di film d'animazione spaventosi che sarebbero dovuti essere prodotti sotto la sua supervisione.

14 giugno 2013

Il Junket a Roma di Monsters University: Parte 1 - Resoconto dell'intervento di Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio

Si è svolto Mercoledì 13 Giugno a Roma il Junket per gli addetti stampa per promuovere il prossimo film Pixar, Monsters University, nelle sale qui in Italia il 21 Agosto 2013, prima di un'anteprima estiva aperta a tutti del 13 dello stesso mese. Nella conferenza stampa, in cui noi abbiamo avuto il piacere di prenderne parte insieme ai nostri amici di Impero Disney, sono interventi il regista Dan Scanlon, la produttrice Kori Rae, e i due doppiatori in italiano del film, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, conosciutissimi grazie al successo dei Soliti Idioti.
I due attori, che doppiano Terri e Terry Perry, mostro a due teste che fa parte della Oozma Kappa, una fratellanza della Monsters University, hanno parlato del loro ruolo inedito come doppiatori, del rapporto che hanno avuto con la Disney durante le fasi del doppiaggio, curato da Carlo Valli e Roberto Morville, quest'ultimo presente anche durante la conferenza, e del film, soprattutto di quanto è facile identificarsi con il personaggio di Mike.

Di seguito trovate la trascrizione completa del loro intervento, e alcune foto.
(attenzione ad alcune espressioni non proprio edulcolorate :)

Ieri è comparsa la notizia su internet relativa al vostro scioglimento, come è nata questa cosa?
Mandelli: Allora è vero che ci siamo sciolti, però adesso presentiamo questo film insieme, poi abbiamo 5 date del tour insieme, poi stiamo lavorando ad un film. Ci siamo sciolti ma facciamo tutte queste cose insime
Biggio: Senza dirmi niente, mi ha lasciato senza dirmi niente, e me lo dice cosí, via sms me l'ha detto.
Mandelli: No, via ANSA. Ma no, scherziamo, non è assolutamente vero, non sappiamo neanche dove possa essere venuta fuori
Giornalista: Dagospia.
Biggio: No, vabbè, la Dagospia se ne è uscita due settimane fa, con "La Ferilli fará il terzo film dei Soliti Idioti", che non esiste, dico non c'è neanche un progetto in questo momento, e la Ferilli si è incazzata come una scimmia.
Mandelli: Eh bè, ci ha ragione, venir accostata a noi due.
Biggio: Per noi due sarebbe un onore, anzi magari, eppoi adesso la curiosità nostra è di come escono fuori queste cose, dove si originano queste voci di corridoio totalmente false.
Mandelli: Pare bello solamente vedere che c'è attenzione ancora, quest'anno noi abbiamo deciso di, l'avevamo detto pure prima dell'uscita del secondo film, e avremmo detto che ci saremmo fermati un pò per ricaricare le idee, e pur non essendo in onda con una serie, non avendo in programma in questo momento un terzo film dei Soliti Idioti, devo dire che l’attenzione rimane ancora.
Giornalista: Non c'è in programma?
Mandelli: Per il momento non è in lavorazione, abbiamo altre priorità, abbiamo altri progetti che ci interessano tantissimo, poi da questo omino qua io non mi potrei mai separare.
Biggio: Ma neanch’io.
Mandelli: C’è un’amicizia. Un domani forse noi non lavoreremo più insieme, però è impossibile dividerci, perché siamo amici prima di essere collaboratori, almeno che lui non mi trombi la fidanzata.
Biggio: No, non lo farei mai perché è un cesso, no scherzo, non è vero, è carina.
Un’altra cosa che mi è rimasta qua che ho letto ieri sul giornale è “Dopo il flop del secondo film si separano” e beh allora, flop, ha fatto 9 milioni di euro, no?, Beh io auguro a Monsters University di fare un flop come il nostro, perché chi li fa 9 milioni di euro? E' perché ha fatto un po’ meno del primo, e allora dicono il flop del secondo film. Perché non è vero, insomma il film è andato bene e sicuramente non è stato, e non poteva essere, il motivo di separarci.
Mandelli: Guardate lo sapevamo prima, anche se il film avesse fatto 50 milioni di dollari, avremmo detto, cioè avevamo già deciso che quest’anno avremmo avuto bisogno di ricaricare le pile, insomma abbiamo fatto 20 milioni con due film, poi che sono costati molto poco.
Biggio: Si vedeva che erano costati molto poco.
Mandelli: Bisogna fare anche un po’ i calcoli, perché il cinema è anche un’industria e quindi  insomma dipende anche quanto costano i film. 
Le date sul tour invece?
Mandelli: Allora faremo 5 date del tour dei Soliti Idioti quest’estate, siamo il 17 Luglio a Padova, poi siamo il 4 di Agosto a Cagliari, poi siamo il 10 di Agosto a Forte dei Marmi, l’11 di Agosto al Teatro Ariston di Sanremo e il 13 di Settembre gran finale a Roma al Campo Centrale del Foro Italico.
Biggio: Questa è la chiusura del tour precedente, ecco, uno dei progetti a cui stiamo lavorando è un prossimo spettacolo teatrale, perché il teatro per noi è la cosa più divertente in assoluto e che ci diverte di più, perché quello è un progetto a cui teniamo e che ci stiamo lavorando, e speriamo allora che vada in porto.
Mandelli: E' una priorità in questo momento, volevamo capire da dove ripartire e il teatro ci sembrava la cosa migliore.  

Siete così inseparabili che per la Disney avete fatto lo stesso personaggio. Come è andata, che tipo di esperienza è stata?
Mandelli: Molto bella, noi avevamo già doppiato per i film, insomma, il lavoro del doppiatore è un lavoro molto difficile, molto più difficile dell'attore per quello che mi riguarda, cioè recitare è più semplice, però insomma il personaggio ci sembrava molto carino, ed era perfetto per noi due, c’è Terri con la i e Terry con la y, ed è stato super divertente perché in Disney ci hanno fatto sentire da subito a casa e a nostro agio. 
Come Daniel Day Lewis vi siete chiusi nel domo pack insieme per entrare nel personaggio?
Biggio: Noi siamo praticamente chiusi nel domo pack insieme da tre anni.
Mandelli: Anche di più.
Biggio: Anche di più, però soprattutto da quando è iniziata l’esperienza dei Soliti Idioti. Ma poi i Soliti Idioti è un pò un mostro a due teste, alla fine, perciò, quando Roberto Morville ci ha chiamatoi e ha detto “Guardate, qui alla Disney vorremmo che facciate un personaggio di Monsters University", pensavamo "La Disney a noi, con le nostre volgarità e cose così", insomma abbiamo apprezzato il fatto che volessero Biggio e Mandelli, e non i Soliti Idioti, perché in questo caso noi ci sentiamo Biggio e Mandelli con una prova d’attore, eppoi appunto il lavoro da doppiatore è un mestiere diverso dall’attore, molto più difficile, però ci diverte molto e ci ha onorato perché poi Monsters & Co, il primo, è una delle commedie più belle mai scritte, secondo me al di là del fatto che è animazione, cioè è proprio una commedia pazzesca, e uno dei film preferiti, perciò quando ce l’ha chiesto ci ho pianto, ho chiamato subito, non ci credevo, ci siamo abbracciati, è stato veramente bello.
Mandelli: Scene d’amore. 
In base a cosa avete scelto, cioè non so se avete scelto voi chi faceva Terri con la i, e chi faceva Terri con la y oppure il direttore di doppiaggio.
Biggio: In realtà è stato proprio in due secondi, abbiamo uno alto e uno basso, vabbè io faccio quello alto e tu fai quello basso, cioè quello meno alto.
Mandelli: Quindi si, siamo andati per somiglianza fisica diciamo, per statura.
Biggio: Poi quello alto è sempre quello rompicoglioni puntiglioso, e quindi di solito lo faccio io.
Mandelli: Quello basso invece è sempre entusiasta e lo faccio io.
Ma avete avuto qualche indicazione particolare?
Mandelli: Abbiamo solamente avuto un’unica indicazione, ed era quella di non fare le vocine simpatichine, secondo me era una roba molto giusta, cioè quando si doppia un cartone. Cioè questi cartoni qua ti fanno emozionare ridere, piangere, proprio perché tu ti dimentichi che sono dei cartoni, perché sembrano delle persone vere, vorresti incontrarli per strada poi quando è finito il film. Una delle indicazioni, anzi l’unica indicazione se non mi sbaglio è stata quella di non fare le vocine, ma fare le nostre voci, quindi doppiare il più naturale possibile.
Biggio: Poi quando siamo arrivati lì, è successa una cosa pazzesca, che ci sentiamo “Ciao ragazzi” detto da Robin Williams e mille altri attori. C’è il nostro direttore di doppiaggio che è quello che doppia Robin Williams, che si chiama Carlo Valli, e lui ha la voce di Robin Williams, ed è impressionante, sembra che se l’è mangiato, veramente, eppoi è un grande, ci ha aiutato tantissimo nell'intenzione. E nel doppiaggio è importantissima la direzione, anche perché tu non hai la visione totale del cartone animato, abbiamo visto soltanto le scene del nostro personaggio, e bisognava capire in che situazione era, qual’era il mood, ect, perciò. 
Avete sentito un po’ di pressione per questa cosa, perché ci sono illustri precedenti. Premesso che ho visto il film e il doppiaggio è bello, invece ci sono illustri precedenti terribili, avevano scelto il talent perché in quel momento avevano popolarità, e magari poi la loro carriera si è pure affossata (si cita Robots)
Ecco voi avete sentito una pressione per questo?
Mandelli: Guarda, noi abbiamo un problema, è che purtroppo noi non riusciamo a sentire la pressione, cioè il problema nostro è che facciamo tutto con un’incoscienza, cioè dai Soliti Idioti ai film a Sanremo noi andiamo e facciamo quello che sappiamo fare, lavoriamo come abbiamo sempre fatto, che secondo me è la cosa migliore, cioè senza farsi le paranoie, perché, cioè se ci pensi troppo, si raffredda la cosa.
Biggio: Cioè tutto quello che facciamo, lo facciamo perché ci diverte, se una cosa ci viene proposta, ci viene in mente un’idea, ci diverte, noi la facciamo e punto, siamo tranquilli perché ci sta divertendo e questa cosa qui ci divertiva, e non ci abbiamo pensato un attimo e non abbiamo sentito il minimo di pressione. Non è che abbiamo la responsabilità dei personaggi principali del film, abbiamo un personaggio secondario, quindi era anche più leggera la cosa, ma anche quando siamo andati a Sanremo. Noi quando siamo andati a Sanremo dicevamo: "Ma possibile che non siamo emozionati, che non ce ne frega un cazzo?" è che ci divertiva talmente tanto che noi a Sanremo non c’entravamo nulla, come qui che non c’entriamo proprio nulla, che insomma, finchè ci divertiamo noi siamo abbastanza tranquilli. 
E questa cosa, diciamo appunto che vi è piaciuta abbastanza, e avete magari pensato all'idea di fare il doppiaggio come secondo mestiere?
Mandelli: No, io non sarei in grado, cioè non è che non sarei in grado, mi piace molto di più recitare, non so come dire, quindi preferisco quella cosa lì, poi se c’è da doppiare, c’è una grandissima scuola, sono rimasto un po’ indietro, forse dovrei tornare all’università del doppiaggio. Però sarebbe bellissimo fare un cartone animato, dove noi doppiamo, cioè per esempio avevamo pensato al cartone animato di Ruggiero e Gianluca, che poteva essere una bellissima idea, ma chiaramente ci sono dei costi allucinanti
Biggio: Dovremmo fare una coproduzione americana.
Mandelli: Davvero, adesso chiamiamo subito, perfetto per Disney poi come prodotto.
Biggio: No ecco, doppiare il personaggio principale di un cartone animato Disney sarebbe come il massimo sogno, però lì si, sentiremmo la responsabilità, perché comunque, cioè è faticoso, è un mestiere che non è che abbiamo completamente nelle nostre mani, però boh, a me piacerebbe fare il doppiaggio.
Poi noi abbiamo l’esperienza del doppiaggio dei nostri film, che è diverso, perché tu reciti una cosa, la fai, poi ti dicono, "eh no ragazzi, lì la scena è venuta male, l’audio non si sente e doppiamo ridoppiarlo" e tu "porca *******".
Mandelli: Non dire parolacce perché siamo da Disney
Biggio: E scusate, e lì mi dispiace doppiarlo, perché quando l’hai interpretato e sei lì sul set, e meglio di così non ti potrebbe più venire. E quando io sento le cose che ho doppiato nei film sento la differenza, mi dispiace. Invece qui è diverso perché devi dargli un’anima a quel cartone animato, e io lo trovo entusiasmante, cioè è divertente riuscire solo con l’intenzione della voce a dargli un’anima. Tante volte vedi gli attori americani, senti le voci vere e dici boh, cioè "questa è la voce vera?", e invece il doppiatore italiano a volte lo migliora, cioè gli da un’intenzione ancora, e cioè migliora la sua interpretazione, perciò questa sfida mi interesserebbe, però sarebbe un mestiere un po’ da imparare. 
Non vi sono mancate un po’ le parolacce?
Biggio: No, anzi noi eravamo proprio contenti di fare una cosa così, senza parolacce, carina divertente, e comunque di una comicità molto forte, ma senza parolacce, cioè è un personaggio quello che dice le parolacce, noi abbiamo 35 personaggi nel programma dei Soliti Idioti, l’unico che dice le parolacce è Ruggiero alla fine, che è lui (indicando Mandelli), neanche io tra l’altro. 
Quali sono state le difficoltà principali da passare da un target un po’ più adulto, a un target un po’ più per bambini?
Mandelli: Purtroppo il comma che contraddistingue il nostro cervello non ci ha fatto assolutamente pensare a nessun target, cioè di solito quando noi abbiamo fatto le robe non abbiamo mai pensato: "Questo funzionerebbe per loro, questo funzionerebbe per l’altro" ma ci troviamo, ci viene in mente una cosa, ci fa ridere, BOOM, la scriviamo e vediamo quello che succede, per esempio l’anno scorso è successo che avevamo due personaggi, Patrick e Alexio, quelli che parlano "Minkia, figa, boh" e noi non avevamo idea che quello che sarebbe stato il personaggio più di successo della quarta serie, per noi era quasi un B-side, invece è diventata una cosa molto popolare, quindi se lo fai pensando a questo è indirizzato a quello, secondo me sbagli, cioè perdi un po’ di freschezza, facendo questa cosa qua io ho pensato semplicemente a quanto sarebbe stato bello quando poi mi sarei rivisto io, e non vedevo l’ora di vedere questo film per dire che c'eravano anche noi. 
E vi siete già rivisti?
Mandelli: Si, ci siamo già rivisti, è bellissimo, io ho pianto. No è vero perché il cartone animato ha questo potere qua su di me, che è riuscito a farmi commuovere più di un momento, di farmi venire una lacrimuccia, poi insomma. Un po’ mi ci ritrovo in questa storia di Mike, che comunque fa di tutto per non essere uno zero, però tutto il mondo gli dice che non ha le caratteristiche per diventare quello che lui vuole diventare. Anch’io non ha mai avuto il fisique du role, non so come dire, cioè ho sempre un po’ subito il fatto che gli altri mi dicessero, "Sì no, tu quella roba lì non la potrai mai fare, è inutile che lo guardi in televisione, tanto tu non sei fatto così." e io son sempre più convinto che più la gente ti dice sta roba, più alla fine, non so, per karma, per sfiga, però alla fine riesci, quindi la storia di Mike mi è piaciuta molto insomma.  
Quindi vi vedete, apparte Mike, anche in qualche altro personaggio, anche dal punto di vista del trascorso scolastico?
Mandelli: Beh io, sicuramente ero un po’ più Sullivan dal punto di vista scolastico, perché in base non studiavo mai, però alla fine la portavo sempre a casa, cioè andava sempre bene, perché in qualche modo magari riuscivo a carpire le informazioni necessarie per passare l’interrogazione, però ero più Sullivan.
Biggio: Studiavi l’ultima notte tutto quello che c’era da studiare eppoi la mattina all’interrogazione non ti ricordavi niente, questa è un po’ la nostra storia, però questa è l’università, che né tu né io abbiamo fatto.
Mandelli: Io ho dato 2 esami di psicologia alla facoltà di Pavia
Biggio: Ma non è vero, allora io ho fatto 8 esami all’Accademia delle Belle Arti, un po’ un’artista.
Mandelli: Ma che dici, ma chi?
Biggio: E comunque prima si diceva che era un film per bambini, ma secondo me non è un film solo per bambini, è un film per famiglie, lo è veramente, perché ci sono delle battute, delle trovate geniali, che forse i bambini non cogliono, mentre l’adulto le può cogliere, quindi secondo me è il giusto mezzo tra un film che sia i bambini che gli adulti possono godersi. Io l’ho visto con mia figlia che ha 4 anni e mezzo e si è divertita un sacco, però anch’io ridevo, però magari ridevamo a cose diverse, però c’è per tutto, insomma è proprio il film per famiglie, non è per fare la promozione al film.
Mandelli: Ma siamo qui per quello.
Biggio: Abbiamo accettato di fare il film della Disney perché io e anche lui siamo fan dei film Disney che sono anche per adulti, Toy Story, Nemo, cioè sono dei film pazzeschi. 
Vi siete allenati a fare le faccie da spavento?
Mandelli: Beh guardi, anche rimanendo qui, fanno spavento le nostre faccie.
Biggio: Io lo faccio sempre, ho due bambini, e la cosa che diverte i bambini in assoluto è spaventarli, e non ho mai capito perché, cioè aver paura, al bambino lo diverte moltissimo. Perciò io tutti i giorni a fare i versacci e i miei figlio “Papa, facci il mostro”, e giro per casa urlando, e dopo un po’ mi rompo, dopo 5 minuti che spaventi non ne puoi più, perciò questa cosa qui mi è piaciuta proprio, perché c’era l’idea dello spavento che per i bambini, per lo meno dalla mia esperienza, è una roba che li diverte molto, perciò mi sono molto allenato a spaventare. 
Quanto è difficile gestire la popolarità, se avete il problema di andare in giro, la gente comincia già a fermarvi, o "eccovi", Oppure in realtà sono più legati alle vostre maschere?
Mandelli: No, la gente ci ferma in continuazione, ma grazie a dio, cioè, nel momento in cui non dovesse più fermarci mi faccio due domande. Non abbiamo mai avuto particolari difficoltà ad andare in giro perché siamo due persone, credo, alla mano, anche se diciamo che dall’uscita del primo film in avanti, è diventata molto più ingombrante quella parte lì, però ne prendi atto, e cerchiamo sempre di ricordarci che fa parte del nostro lavoro quello di essere comunque gentili e disponibili con tutti.
Biggio: A volte è difficile, nel senso che a noi fa piacere perché se uno lavora in ufficio, una pacca sulla spalla è come dire bravo, sei stato bravo, nel nostro lavoro questo aspetto si presenta quando uno per strada ti ferma, a volte un po’ esagera insomma, è capitato veramente gente che ti viene a suonare a casa e che scopre dove abiti, oppure stavo al Vespasiano a fare pipì, e da dietro uno "Possiamo fare una foto", e io "Ma scusa non puoi aspettare, un attimo?", cioè ti cade un po’ di invadenza, però insomma, per il resto è roba che ci fa piacere, è segno che funziona insomma stiamo lavorando bene. 
Per il futuro invece, apparte che adesso vi siete un po’ fermati per fare teatro, ma avete pensato invece a tornare a lavorare a nuovi personaggi da mettere nel vostro show, avete già in mente qualche cosa, oppure siete così, in una fase molto preliminare?
Biggio a Mandelli: A te viene in mente qualche cosa?
Biggio: No è che a noi vengono in continuazione in mente nuovi personaggi, ce ne abbiamo veramente tanti nel cassetto, che aspettano lì, però finchè non abbiamo, soprattutto per i Soliti Idioti, una cosa forte, che mette tutti insieme, preferiamo per i Soliti Idioti, avere un’idea forte, specialmente per il cinema, se dobbiamo tornare al cinema.
Per la televisione non è detto che abbiamo tante idee così, per il progetto prossimo grosso che noi faremo è una roba che sarà internazionale, noi vogliamo fare quello che fanno i francesi, cioè invece di rimanere in Italia noi usciremo, abbiamo un’idea, un progetto, top-secret, proprio il massimo, che uscirà dai confini italiani, cioè ci piacerebbe, insomma riportare un l’Italia anche fuori a fare un po’ il culo a 'sti francesi, che non se può, a voi non vi rode che ci vendono i film e noi non li vendiamo ai francesi. Insomma questo è quello che ci piacerebbe, provare a vedere se la comicità è veramente internazionale, cioè se funziona una cosa in Italia, fa ridere anche fuori, io penso che sia così. 
E’ un progetto solo a livello di cinema o anche…
Biggio: HO DETTO CHE è TOP SECRET! (scherzando)
Mandelli: No, al momento questa roba qua è una roba che stiamo scrivendo per il cinema, però c’è tempo, cioè noi abbiamo fatto due film in un anno e mezzo, che è una cosa un po’ pericolosa quando fai un film, però noi ricordiamo sempre che la vera essenza dei Soliti Idioti sono le 4 serie tv, i film erano una ciliegina sulla torta, che andava a completare un fenomeno che ci è scoppiato un po’ tra le mani, cioè chiaramente i film sono un po’ come i nostri figli, ma i film bisogna farli bene, con testa e non bisogna andare al cinema così giusto per andarci. Guardate il terzo film dei Soliti Idioti ce l’hanno pure chiesto, però secondo me bisogna pure lavorare nella maniera per cui se hai qualcosa da dire parli, sennò stai zitto e non succede niente, non perdi il giro, perché tutti ti dicono che perdi il giro, e in realtà sono loro che guadagnano su di te che perdono il giro, noi non perdiamo niente cioè comunque per noi i Soliti Idioti sono una cosa importantissima e ci teniamo a non rovinarla perché è lì e la gente ci chiede ancora per strada "Allora quando tornate?" "Quando fate un altro film?" Allora vuol dire che c’è ancora necessità. 
Ma il teatro invece cosa rappresenta?
Mandelli: Guarda, il teatro, almeno questo spettacolo qua, per noi ha rappresentato portare questi personaggi qui che la gente vedeva in televisione con le maschere un po’ strane in mezzo alla gente, quindi la gente li poteva toccare, sentire, la gente che viene a teatro ripete i tormentoni cioè questa è una sorta di concerto con loro ed è sicuramente la roba più bella del teatro, è che la gente ti da un feedback lì e li senti eppoi l’atmosfera del tour, insomma noi giriamo in 10-15 persone, e siamo sempre in giro, un pò zingari, anche da quel punto di vista lì, è una cosa che ci piace, eppoi il teatro ti permette di fare e di dire delle cose che magari in televisione e al cinema non puoi fare e quindi è un buon posto dove sperimentare, però questo spettacolo che stiamo preparando non c’entra coi Soliti Idioti, è una cosa diversa, sicuramente c’è la volontà.
Biggio: Sicuramente lo spirito dei Soliti Idioti, che siamo noi, ci sarà sempre.

Appuntamento invece a giorni per la seconda parte del Junket, in cui hanno parlato Dan Scanlon e la produttrice Kori Rae, che hanno svelato i retroscena dietro lo sviluppo del film e alcune curiosità.

19 gennaio 2013

MyNewGreatStory. Intervista esclusiva ad Alvy Ray Smith, un pioniere del pixel

Il pixel è anzitutto un linguaggio. […] Non traduce nessuna realtà preesistente. Rende visibili dei processi logici e matematici, dei simboli astratti. […] Si coglie bene allora il mutamento radicale del sistema di figurazione introdotto dalla simulazione. L’immagine non è più immagine di qualcosa, la rappresentazione di una realtà preesistente; essa non è più esattamente un’immagine, anzitutto; è diventata una “realtà” virtuale, come a dire parallela alla realtà fisica, di cui riveste l’aspetto, ma che soprattutto funziona come la realtà e a cui si sostituisce. Mentre all’immagine-traccia preesiste il reale, all’immagine-matrice preesiste il modello. 
Edmond Couchot, digital artist francese 

Per iniziare bene l’anno, vi propongo un vero e proprio reportage/intervista in esclusiva ad un pioniere della computer grafica, il professor Alvy Ray Smith, premio Oscar, ingegnere ed inventore di numerose scoperte nel campo tecnologico e cinematografico, tra i fondatori con Ed Catmull e Steve Jobs dello studio di animazione Pixar. L’ho intervistato pochi giorni fa e mi ha raccontato molti aneddoti della sua incredibile ed appassionante vita nel mondo tecnologico della Silicon valley. Godetevela!

Peter: Come è stato lavorare nell’incredibile luogo mistico dello Xerox PARC?
Alvy: Lo Xerox PARC (Palo Alto Research Center) era il centro di ricerca per la creazione dei personal computer come li conosciamo oggi: il PC, il mouse, il sistema operativo basato su Windows, la stampante laser, l’ethernet, la grafica a colori (dove io ho contribuito). Era un posto e un periodo di tempo tremendamente eccitante. Non potevo sapere, certamente, quanto allora tutto questo fosse importante. Quindi andai avanti e trovai il New York Institute of Technology. Al NYIT c’era un vecchio studio d’animazione che lavorava in animated cel (la celluloide su cui vengono disegnati e colorati personaggi realizzati in animazione tradizionale). Lì nella metà degli anni ’70 abbiamo avuto l’idea di fare il primo film d’animazione al computer, e abbiamo imparato come funzionava l’animazione tradizionale. Ci sono voluti 20 anni! Ma non ci saremmo mai aspettati tutto ciò.





Peter: Come ha vissuto quel periodo di forti evoluzioni e rivoluzioni nella Silicon Valley?
Alvy: Si poteva percepire nell’aria che eravamo nel centro tecnologico dell’universo, ed eravamo partiti per un viaggio selvaggio. Ed era tutto vero.


Peter: Quanto ha influito la passione verso un futuro che nemmeno voi conoscevate?
Alvy: Era come se noi fossimo i primi esploratori di una nuova terra. Io e i miei compagni dovevamo dare un nome a tutte le nuove scoperte geografiche del nuovo mondo, a tutti gli animali e a tutte le piante. Essere lì per primi era eccitante. Credo che quella che può essere chiamata passione per il futuro coincida con la tecnologia. E’ importante sapere che abbiamo imparato la Legge di Moore, che tutto quello che è buono sui computer diventa migliore di 10 volte ogni 5 anni. Questa è stata ed è una rivoluzionaria fonte di energia. Stavamo cavalcando l’onda. Ed Catmull ed io, per esempio, a volte abbiamo usato la Legge di Moore per i piani d’affari futuri.


Peter: Dalla LucasFilm Computer division alla Pixar, quanto la storia dell’arte e le ispirazioni all’animazione ed agli studi sul movimento hanno influito nella creazione di nuove idee?
Alvy: Ho amato l’animazione da quando ero un bambino. Sapevo come lavorava la Disney. Conoscevo i nomi di tutti i grandi animatori, i Nine Old Men. Conoscevo i nomi dei background artist (coloro che sono coinvolti nel processo di animazione riguardante il colore e lo stile). Ho imparato da solo come animare grazie ad un libro a buon mercato da un dollaro e 50 scritto da un animatore professionista come Preston Blair (colui che ha realizzato gli ippopotami danzanti in Fantasia). Ho sempre percepito che stavo portando questo mondo (l’animazione) verso il prossimo passo. Io credo di essere sicuro nel dire che il mio partner Ed Catmull aveva lo stesso mio obiettivo e la mia stessa visione d’insieme. 



Peter: Lei progetto ed inventò molte tecnologie importantissime per il futuro del digitale come il SuperPaint, l’HSV colorspace, l’Alphachannel, il Digital image compositing, il Digital paint systems (CAPS), il Motion blur, il motore di render Renderman, il Pixar Image Computer, Marionette. Ci racconti un’esperienza di queste che la rende più fiero.
Alvy: Sono particolarmente orgoglioso della CAPS, the Computer Animation Production System (il sistema di produzione di animazione al computer), che abbiamo costruito per Disney alla Lucasfilm – che alla fine diventò Pixar. Ed e io abbiamo fatto pellegrinaggi anno dopo anno alla Disney sin dalla metà degli anni ’70, prima alla NYIT e poi alla Lucasfilm, sperando che un giorno sarebbero stati interessati a supportarci. E finalmente l’hanno fatto una volta che Michael Eisner e Frank Wells furono ai vertici degli studi Disney, e dissero: “Adesso facciamo questo sistema di cui ci avete sempre parlato.” Questo significò che c’era da creare un sistema ad hoc per digitalizzare il vecchio processo di animated cel tipico dell’animazione tradizionale fatta a mano, dove tutto sarebbe stato digitale trannel’arte. I disegni erano digitali, creati inizialmente da animatori a matita su un fogli di carta. Tutto il resto era digitale. Questo sistema fu chiamato CAPS. Ci sono voluti 18 mesi per negoziare un progetto complesso con la Disney, mettendo Tom Hahn a capo di tutto. E’ stato un progetto fatto in paradiso. L’avevamo realizzato meglio di quello che era stato contrattato, e fece così anche la Disney. L’avevamo fatto con un budget più ristretto e più veloce del previsto. Il sistema lavorava al meglio. La Disney da qui in poi non realizzò più altri film d’animazione con la tecnica tradizionale a mno. Possiamo discutere sul fatto che Bianca e Bernie nella terra dei canguri, il primo film realizzato in CAPS, sia stato il primo film in digitale. Anche se il lavoro artistico non era stata fatto in digitale.
Il sistema ottenne un Academy Award nelle nomination tecniche. Tutto ciò ha stretto ancora di più la relazione tra Pixar e Disney che poi fiorì con il primo film ufficilale completamente realizzato in digitale, Toy Story, e con l’acquisizione della Pixar (finalmente!) da parte della Disney in seguito.




Peter: Cultura digitale e cultura hippie a confronto: Cybernetic Serendipity, Whole Earth Catalogue, Radical Software, The Human Use of Human Beings and Cibernetica di Robert Wiener, Understanding Media: The Extensions of Man by Marshall McLuhan, Computer Lib di Ted Nelson, Expanded Cinema by Gene Youngblood, Culture is Our Business di McLuhan. Quanto hanno influito queste pubblicazioni nel vostra cultura e nel vostro pensiero creando un nuovo rinascimento culturale e tecnologico?
Alvy: Molti di noi, della rivoluzione digitale erano anche inseriti nella cultura hippie. Ma sarebbe esagerato dire che lo eravamo tutti. Ci furono molti caratteri e persone diversie nella rivoluzione digitale. Per esempio, Ed Catmull, che ha cofondato la Pixar con me, era non era assolutamente hippie. Questo va detto, quasi ogni libro che hai menzionato è stato importante nel mio sviluppo professionale, specialmente Cybernetic Serendipity, il lavoro di Norbert Wiener nella cibernetica, il lavoro di McLuhan nei media, e Computer Lib di Nelson e Expanded Cinema di Youngblood. Conosco personalmente Nelson e Youngblood e li conoscevo anche mentre scrivevano i loro libri. La parte della cultura hippie che importava era lo scossone che diede alle vecchie tradizioni e che ha ispirato molti di noi per guardare a qualcosa di nuovo. Ci ha fatto domandare e capire il perché delle cose.












Peter: Conosciamo tutti George Lucas per i suoi film, ma effettivamente come era lavorare con lui all’interno della Lucasfilm Computer Division?
Alvy: George Lucas era apparentemente un uomo timido, nel senso che non chiacchierava molto. Parlava solo di lavoro per le produzioni di film. Aveva una grande visione del futuro e di ciò che gli accadeva tra le mani, che grazie a ciò ha potuto modernizzare la tecnologia del cinema, che era intrappolata nella tecnologia degli anni ’40. Lo abbiamo fatto per lui. Ma quello che non capì è che noi volevamo fare film e non solo macchine. Lui credeva che nessuno tranne la Disney poteva fare animazione e quindi ci spaventò su questo fronte. Ma questo non ci ha fermato. Ed e io assumemmo John Lasseter, per esempio, mentre eravamo alla Lucasfilm. Il trucco fu che lo assumemmo come “esperto di interfaccia utente” perché sapevamo che Lucas avrebbe obiettato per l’assunzione di un animatore. Io ero capace di formare il migliore team di tecnici di produzione di computer grafica e produttori di contenuti conosciuti. E’ stata la Paramount, non Lucas, che ha dato la possibilità a me e al mio team di sfondare nei film, con la possibilità di progettare e produrre la famosa scena Genesis di Star Trek II: L’ira di KhanHo diretto questo pezzo e detto al mio team che, nonostante fosse per la Paramount, avrebbe soddisfatto la Paramount e il pubblico di Star Trek II. Questo spot di 60 secondi era per dire e per far capire a George Lucas quanto fosse capace il nostro team, ma non sembrava saperlo. Come immaginavo, subito dopo la premiere di Star Trek II, George entrò nel mio ufficio e disse “Bel movimento di camera!” – era qualcosa che una vera camera non avrebbe mai potuto fare, e noi eravamo nel suo prossimo film, Star Wars: Il Ritorno dello Jedi.




Peter: “To make Pictures”=Pixar. Lei ed Ed Catmull avete inventato una nuova visione. Come era il vostro rapporto e quali sono i momenti più belli che ricorda con lui all’inizio dei primi test in Pixar?
Alvy: Ed Catmull e io eravamo insieme nella metà degli anni ’70 alla NYIT, dopo di che nei primi ’80 alla Lucasfilm, e dopo co-fondammo la Pixar il 3 Febbraio 1986. Deve essere anche detto che c’era uno straordinario team con noi che ci ha seguito in ogni mossa. Non avremmo potuto fare niente senza quel team. E’ stata una bella amicizia di lavoro. Dovevamo imparare come guidare un’azienda insieme, quando nessuno di noi era in gamba nel fare ciò e abbiamo cominciato con la Pixar. E’ stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Pixar=fare immagini è un falso verbo spagnolo. Io sono cresciuto in New Mexico, circondato da spagnoli. Adoravo la parola “Laser” perché era un nome, ma suonava come un verbo spagnolo – in tutti i verbi spagnoli la forma infinita finisce in –ir, -er, o –ar. Abbiamo costruito una macchina per Lucas che aveva bisogno di un nome. Io volevo un nome che fosse un sostantivo che suonasse come un verbo spagnolo. Io avevo proposto “Pixer”, ma poi Loren Carpenter uno dei nostri migliori creatori, notò che “Radar” suonava molto high tech. Ho immediatamente risposto che “Pixar” poteva essere anche una forma verbale. E da qui la macchina fu chiamata Pixar (Image Computer). Quando avevamo bisogno di un nome per una nuova compagnia, io suggerì, dopo un tentativo senza successo di partorire un nome in altre maniere, che potevamo usare tranquillamente il nome di una macchina. Tutti quanti si lamentarono e con riluttanza dissero Ok. Così la Pixar ebbe il suo nome.




Peter: “L'arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l'arte.” dice John Lasseter. Quanto fu importante Lasseter all’interno del vostro lavoro e cosa ne pensa di questa frase?
Alvy: John Lasseter era il pezzo mancante del nostro team quando Ed e io lo assumemmo. Lui portò una mandria di talenti artistici per il team. Lui era necessario e voleva lavorare con i tecnici per creare una tecnologia amica ad entrambi, artisti e tecnici. Molti degli altri artisti si stavano avvicinando a noi e non avevano capito l’importanza di questo incontro di mentalità. Quindi il messaggio di John è giustissimo. Uno dei segreti del successo della Pixar era ed è la nostra buona volontà di avere entrambi i talenti creativi, tecnici e artistici, tutti sotto lo stesso tetto e trattati in un modo dignitoso. C’è sempre stata una reciproca ammirazione tra i due tipi di mentalità alla Pixar. Non l’ho vista da nessuna altra parte in cui sono stato dove sia gli artisti dominavano i tecnici e viceversa.


Peter: Sunstone, The Adventures of André and Wally B, Tin Toy, Toy Story, creazioni a cui lei ha partecipato nella fase di creazione, ci racconti un momento particolare.
Alvy: Uno tra questi di cui sono più fiero, credici o no, è Sunstone, fatto nel 1979 con l’artista Ed Emshwiller. E’ stata la più ricca collaborazione della mia vita, ed è successa presto nella mia carriera per l’animazione al computer. Sono molto orgoglioso perché Sunstone appartiene alla collezione del MOMA di New York City. Ho concepito e diretto The Adventures of André and Wally B., ma è stata l’animazione di John Lasseter ad averla resa famosa. Questa è stata la sua prima volta come animatore che lavorava con noi, ma era il gruppo che diventò poi Pixar.Anche se ero presente, mandando avanti la Pixar con Ed, quando Tin Toy è stato realizzato, quel contributo manageriale fu il mio unico contributo. Anche se ero agli incontri alla Disney che hanno convinto John Lasseter che poteva lavorare con la Disney per fare Toy Story (loro in precedenza l’avevano licenziato), ma poi non ho più partecipato agli incontri. Infatti, una volta che sapevo che era probabile un semaforo verde per il film – la decisione di John Lasseter di lavorare con loro me l’ha suggerito – ho fondato una seconda compagnia, la Altamira Software, comprata poi dalla Microsoft.







Peter: Steve Jobs quanto ha influito nello sviluppo della Pixar e se non ci fosse stato crede che le cose sarebbero avanzate ugualmente in questa evoluzione fino ad oggi?
Alvy: Steve Jobs non faceva parte del team Pixar, ad eccezion fatta per i soldi che c’erano dietro. E’ a volte pensato come colui che ha comprato la Pixar dalla Lucasfilm – ma non l’ha fatto – che l’animazione era una sua idea – ma non la era – che ha guidato la Pixar – ma non l’ha fatto. E’ a volte chiamato cofondatore della Pixar - ma non lo era. Il consiglio aveva ingaggiato un gestore per mandare avanti la compagnia. Steve, Ed, e io eravamo nel consiglio originale. Ha assunto Ed e me a mandare avanti la Pixar. Steve era l’impresario capitalista della Pixar. E’ venuto con i soldi quando ci servivano. Aveva il 70% della compagnia come suo investimento. Noi impiegati avevamo il 30%. Durante il corso degli anni, siamo stati senza soldi molte volte. Ogni volta Steve scriveva un assegno alla compagnia – per evitare la pubblicità di fallimento a causa del tizio che era stato cacciato dalla Apple – per i futuri investimenti, e ci levava l’equità. Così alla fine, nel 1989 o suppergiù, è diventato proprietario di tutta la Pixar. Così non è affatto vero che ha comprato la Pixar dalla Lucasfilm, ma ha fondato il prolungarsi di una compagnia appena lanciata sul mercato dalla Lucasfilm. Questa è una pratica standard nella Silicon Valley. Lui era alla guida della sua compagnia, Next. Mentre io e Ed Catmull eravamo alla guida della Pixar. Steve e io non ci piacevamo. Alla fine di tutto si è trasformato in un bullo di strada con me, e avevamo sempre le discussioni più pesanti – alla riunione del consiglio in Next. Questo è accuratamente riportato nella biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson quindi non sto qui a ripeterlo. Ho trasformato il mio obiettivo quello di mandarlo fuori dalla mia vita. Non volevo un tiranno, un bullo bugiardo nella mia vita, incurante dei suoi soldi e della fama. Ero alla Pixar per un altro anno o più, cercando di avere la certezza che Toy Story ricevesse il via libera dalla Disney, prima che venne in mente l’idea di scorporare un'altra compagnia dalla Pixar (come aveva fatto la Pixar dalla Lucasfilm), Indovinate? Steve Jobs possedeva il 10% di quella compagnia. Quindi con le sue finanze nella mia seconda impresa, di cui non era anche stavolta il fondatore. La sua geniale mossa commerciale è stata portare la Pixar al pubblico con niente sfidandolo e scommettendo su Toy Story come un successo. Ha fatto miliardi di dollari con il suo azzardo. Era un grande uomo per quello che riguardavano i soldi, ma non aveva nulla a che fare con la visione della Pixar, ne riguardo il contenuto dei suoi film, ne nella assunzione delle persone, o nella guida della compagnia. Lui non era un co-fondatore perché Ed e io avevamo avuto l’idea della fondazione anni prima di ricevere i soldi. Noi siamo andati da 30 imprese prima di trovare il finanziamento. Siamo stati molto vicini a stringere un patto con H. Ross Perot e la General Motors. Quando l’affare non si concretizzò, all’ultimo minuto, Steve Jobs fece la comparsa con i finanziamenti. Lui non era vicino neanche un pò come finanziatore. E non è nel modo della Silicon Valley quello di includere un impresario capitalista tra i co-fondatori anche se in quel caso loro erano lì dall’inizio – e lui non c’era.


Peter: La Walt Disney Company dal 2013 è a tutti gli effetti la major più importante nel campo dell’animazione e della cultura digitale e di effetti speciali avendo al suo interno Pixar e ILM. Cosa vede nel futuro prossimo nella parte tecnica dopo i recenti esempi di fotorealismo dinamico in The Blue Umbrella (Pixar) e di integrazione del tratto 2D su texture 3D dinamico in Paperman (Disney) visto la sua notevole esperienza?
Alvy: Da quando sono un pensionato specializzato nell’ozio letterario, mi sto dedicando alla scrittura di un libro dal titolo The Biography of the Pixel, e non sto ipotizzando quello che la Disney/Pixar/Lucasfilm potranno essere nel futuro. Direi che la legge di Moore è ancora valida. Quindi tra 15 anni da adesso, il digitale sarà 1000 volte più potente di adesso. E’ molto difficile predire ciò. Ma se puoi, probabilmente ci si può realizzare miliardi di dollari! E’ certo che i cellulari di cui siamo tanti fieri adesso, finiranno per essere goffi e molto datati. E il meraviglioso internet di oggi sembrerà tremendamente lento. Sono stato abile nella mia carriera di guardare avanti di 20 anni. Ho fatto una fortuna con ciò, ma dubito che potrò farlo ancora.



Read an Exclusive Interview with Alvy Ray Smith: A Pixel's Pioneer.

5 settembre 2012

MTV Fall Movie Preview: Video e immagini da Ralph Spaccatutto, Frankenweenie e Looper

MTV ha pubblicato uno speciale sui film in uscita questo autunno negli Stati Uniti, e tra questi ci sono tre titoli Disney, Ralph Spaccatutto, cinquantaduesimo classico Disney in uscita in Italia il 20 Dicembre 2012, Frankenweenie, film d'animazione stop-motion diretto da Tim Burton in uscita il 18 Gennaio e Looper, film d'azione con Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt la cui distribuzione italiana è stata acquistata dalla Disney e uscirà a Febbraio 2013.

Per Ralph e Frankenweenie abbiamo un immagine inedita e un video in cui per Ralph parlano i due doppiatori originali del film, John C Reilly e Sarah Silverman, e per Frankenweenie il regista Tim Burton.
Mentre per Looper c'è un'immagine e l'intervista scritta al regista Rian Johnson, che noi abbiamo tradotto.

L'immagine, come le altri non disponibile in alta definizione, mostra Ralph che, scappato dal suo videogioco in cui interpreta il cattivo, entra a far parte di Hero's Duty, sparatutto comandato dal Sergente Calhoun (doppiato da Jane Lynch).

Di seguito il video intervista dei due, e la nostra traduzione (abbiamo levato le parolaccie della Silverman :-)
Sarah Silverman: Interpreto una piccola bambina di 9 anni, chiamata Vanellope von Schweetz e lei vive in un mondo chiamato Sugar Rush, un gioco di corse e tutto quello che vuole fare è correre, ma non glielo lasciano fare perchè è una mollica.
John C Reilly: Sei veramente molto simile al personaggio.
Sarah Silverman: L'ho trovata come una forza di natura, e mi sono ritrovata con lei, che sia reale o meno.
Realizzi che Ralph è allo stesso modo. Vuole essere amato, non vuole essere il cattivo e penso che i nostri due personaggi condividino questa cosa. Noi ci incontriamo per la prima volta e realizziamo che siamo uniti, che la tua caduta e le tue debolezze possono a volte diventare dei superpoteri.
John C Reilly: Hey, hai appena detto che mi innamoro di una bambina di 9 anni, ed è un pò strano.

Nell'immagine da sinistra a destra vediamo Elsa van Helsing (doppiata da Winona Ryder) una delle compagne di classe di Victor, di cui lui è innamorato. Lei è la sua vicina di casa, ed è la padroncina del barboncino Persefone; al centro c'è Victor, il piccolo Frankenstein che riporta in vita il suo cane Sparky; e infine a destra c'è Edgar, un bambino che a causa della sua malformazione ricorda le creature igor. E' il primo a sapere della rinascita Sparky espirato da Victor, crea dei mostri usando ratti morti.

A parlare del film c'è il regista Tim Burton, che parla del cortometraggio originale e anche di Nightmare Before Christmas.
Tim Burton: A volte ci vuole proprio tanto tempo, mi ricordo con Nightmare Before Christmas, che se calcoliamo il tempo della sua ideazione a quello del suo effettivo sviluppo, il totale è quasi di 10 anni.
Quello che ci vuole è prendere le persone giuste, ma soprattutto prendersi il proprio tempo. Per Frankenweenie abbiamo avuto un gruppo più piccolo di persone, eravamo una sorta di famiglia intima. Per queste cose ci vogliono tempo. A volte ci sono dei personaggio che voglio avere il tempo di inquadrare bene, infatti questa versione è quella più pura per me.
Intervistatore: La tecnica dello stop-motion è cambiata da quando avete realizzato Nightmare?
Tim Burton: Ci sono state un paio di cose tecniche che hanno migliorato il modo in cui puoi seguire e meglio rappresentare il movimento dei personaggi, ma la cosa più bella di questa tecnica è che non cambia mai, ci sono sempre delle persone che muovono un pupazzo per ogni singolo fotogramma.
Fa parte del divertimento di fare un film del genere, vai nel set, è come se stai girando un vero film, come un horror di vecchio stampo, devi fare un certo lavoro con le luci, ect. E' bellissimo. Insomma ci sono tanti fantastici film realizzati con il computer, ma questo ha un proprio e unico stile, è come se sei Frankenstein e rianimi il film. Lavora benissimo con questa tecnica.
Intervistatore: I tuoi film si contraddistingono per il tono, e qual'è la differenza in termini di tono tra una parodia e un omaggio? Perchè nei tuoi film si sentono questi due generi.
Tim Burton: Il punto chiave è che non devi fare solo dei riferimenti, perchè solo chi ha visto il film a cui stai facendo un riferimento può capirlo, devi cercare di rivivere la storia e farla tua. Molte persone non conoscono la storia originale di Frankenstein, devi solo adattarla nel tuo contesto. Questi omaggi ci sono nei miei lavori, ma non è la cosa a cui lavoro di più.
 
Nell'immagine vediamo i due protagonist Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt che se la danno di santa ragione. Il film è ambientato nell'anno 2042, Joe (Joseph Gordon-Lewitt) è un looper, un assassino specializzato nell'eliminare le vittime inviate dal futuro, nel quale hanno inventato la macchina del tempo.
Ma un giorno Joe dovrà eliminare il se stesso del futuro (Bruce Willis).

L'acclamato regista Rian Johnson, che ha diretto Brick e The Brothers Bloom, ritorna a lavorare con Joseph Gordon-Levitt, famoso per partecipare in film con delle ottime sceneggiature (Inception, 50/50, 500 Giorni Insieme), in un thriller fantascientifico che promette decisamente bene.
Grazie ad MTV, possiamo leggere da dove l'idea di questo curioso viaggio nel tempo gli è venuta, e di come Joseph Gordon-Levitt ha lavorato per interpretare un Bruce Willis giovane.


MTV: Immaginiamo che ci sono molti posti diversi dove Looper potrebbe essere nato, dal desiderio di realizzare un thriller con viaggi nel tempo, dalla possibilità di vedere Joseph Gordon-Levitt fare qualcosa di molto diverso con la sua interpretazione.
Dov'è nato questo progetto?
Rian Johnson: E' nato dall'idea base di una piccola storia fantascientifica di un assassino che vive nel presente che lavora per un'agenzia del futuro, e loro mandano il suo se stesso del futuro come obbiettivo da uccidere e delle complicazioni nascono da lì. Ho scritto l'idea base come un cortometraggio, che non ce l'ho mai fatta a dirigere, era dieci anni fa, prima che io realizzassi Brick.
Non stavo pensando di fare una grande storia fantascientifica, che si concentrasse completamente sui viaggi nel tempo. E' una di quelle cose che ti saltano in mente quando cammini nel corso della giornata. Tu cominci con "Oh, è davvero una ficata" e ci crei una storia intorno. Questo è stata la sua genesi. E un sacco di cose che pensi cominciano a diventare realtà nella tua mente ed a coincidere tutte insieme. Io volevo vedere Joseph Gordon-Levitt farlo, essere la versione più giovane di un altro attore. E volevo lavorare di nuovo con lui. Ne è passato di tempo da quando avevamo fatto Brick insieme. Quando ho cominciato a scrivere la sceneggiatura, l'ho scritta avendo lui in mente nei panni del personaggio. 

MTV: Joseph ha fatto un fantastico lavoro intepretando la versione più giovane di Bruce Willis. L'idea era di spingere il personaggio così lontano, con i trucchi prostetici e tutto quanto?
Rian Johnson: Era la mia idea dall'inizio che dovevamo fare qualcosa di fisico. Non volevo che Joe interpretasse Joe, e Bruce facesse Bruce. Forse avrebbe funzionato lo stesso. Non lo so. Ma alla fine sarebbe stato più interessante e divertente aver provato a fare qualcosa di diverso.
L'abbondante utilizzo di makeup ha veramente determinato come diversamente Bruce e Joe somigliano. In verità, io penso che abbiamo ridimensionalizzato quello che volevamo fare dal principio. Pensammo di fare ancora altre trasformazioni. Ma il fatto che poi somigliassero così poco significava che farli come due goccie d'acqua era impossibile. Poteva essere fatto. Perciò abbiamo preso una coppia di elementi chiave, e fatto alcuni piccoli aggiustamenti al naso, le labbre, il colore degli occhi. Alla fine del giorno, l'interpretazione di Joseph è quella che cambia tutto e porta avanti il film. Il makeup aiuta, non solo il pubblico, ma anche Joseph. Quando entra in scena con il makeup, potete vederlo trasformato. Puoi vedere lui che ha una maschera con se. E' stata un'interpretazione molto fisica, e interessante da vedere sul set.

MTV: Come ha imparato il modo di fare di Bruce Willis? Lo ha stalkerato per un anno? Dormito sotto il suo letto?
Rian Johnson: Questa sarebbe stata una storia interessante. Quando abbiamo preso nel cast Bruce, lui aveva già incontrato Joseph a Los Angeles, e hanno pranzato. E' venuto sul set a New Orleans, e siamo usciti fuori per cena un paio di volte. Ma maggiormente, Joseph ha studiato i movimenti di Bruce, specialmente nei suoi film recenti. Non stava cercando di imitare Bruce da giovane, bensì stava creando una versione giovane di Bruce attuale, e ha molto più senso. Quindi ha preso l'audio di Sin City, per esempio, messo un suo iPod e lo ha sentito ancora e ancora una volta. Bruce ha registrato l'audio della scena di apertura che il personaggio di Joseph fa, e gli ha mandato la registrazione. in modo che potesse sentire come farla. E' stato molto utile, ci sono stati tanti di questi compiti.

MTV: C'è una grande, meravigliosa scena con i due Joe, dove l'argomento del viaggio nel tempo viene affrontato. Bruce cerca di cambiare subito discorso dicendo "non ci pensare troppo, ti scalderai inutilmente la testa". Ma hai delle regole per come funziona il viaggio nel tempo in Looper, giusto?
Rian Johnson: Assolutamente. Mi sono inventato la mia logica teoria di come funziona il viaggio nel tempo. Ma parte di questa logica è nella nozione che dice che è come se un corpo estraneo entra nel nostro universo, che il viaggio nel tempo non è qualcosa che dovrebbe esistere. E' molto confusionario il modo in cui l'universo aggiusta tutto. Il sistema non sa come risolverlo. Quindi un pò di caos era essenziale.
Quindi questo è il mio modo logico con cui maneggio il viaggio nel tempo. Quella scena serve per dissipare il fatto che sto coprendo la mia mancanza di logica. Sono più concentrato sulla narrazione. Mi rendo conto sempre di più quando ci entriamo a pieno nella produzione di un film, che non importa neanche al pubblico. E' bello cercare di scavare e di parlarne, ma se il film sarà di successo, sarà una storia dove il viaggio nel tempo imposta la situazione, e i personaggi devono gestire queste situazione. Questo è il dramma, in contrasto con il divertimento che sarebbe stato nell'evidenziare tutti questi livelli di viaggio nel tempo.
Il segreto stava nel domare il più possibile il film narrativamente parlando così puoi avere il potere di mettere l'attenzione delle persone su cosa il film si sta concentrando, che è, come faranno i personaggi a risolvere questa situazione?