,

5 aprile 2014

MyNewGreatStory. Steve's Jobs, nella mente del mentore Pixar

Se fai qualcosa e risulta abbastanza buona,
allora dovresti cominciare a fare qualcosa d’altro di meraviglioso,
non soffermarti su di essa per troppo tempo.
Basta capire che cosa c’è dopo. 
Steven Paul Jobs

Steve con gli occhiali alla Groucho Marx vicino ad una riproduzione della stele di Rosetta
Nose Jobs (1989) di Tom Zimberoff
Come tutti sappiamo la Apple fu il vero amore professionale per Steve Jobs, ma lo studio d’animazione Pixar era molto di più di un mero affare economico. Come ci spiega il presidente Ed Catmull nel suo libro in uscita l’8 aprile, Creativity, Inc., Overcoming the Unseen Forces That Stand in the Way of True Inspiration (Creativity, Inc., Superare le Forze Invisibili che Ostacolano il Cammino verso la Vera Ispirazione): “Il coinvolgimento di Steve Jobs con lo studiò si rivelò un’esperienza rivoluzionaria per entrambe le parti.” Ecco un breve estratto del libro riguardo un’aspetto della vita di Jobs che la maggior parte delle persone non ha mai avuto modo di vedere e di conoscere.


In un pomeriggio del febbraio 2007, mia figlia Jeannie ed io ci dirigemmo in macchina fuori città, verso un lungo tappeto rosso… e incontrammo Steve Jobs. Fu un paio d’ore prima che la 79a edizione degli Academy Awards iniziasse, e per arrivare ai nostri posti, noi tre ci facemmo strada attraverso una calca di persone al di fuori del Kodak Theatre nel cuore di Hollywood. Cars fu nominato come miglior film d'animazione e, speranzosi che si aggiudicasse quel premio, eravamo molto nervosi prima dell’inizio dello spettacolo. Eravamo spintonati da chiunque, Steve si guardò intorno al circo che si era creato, donne e uomini si mostravano elegantemente, la folta mischia di intervistatori televisivi, la folla di paparazzi e di curiosi urlanti,  le limousine tutte incolonnate sui marciapiedi, e disse: “A questa scena manca solo che un monaco Buddista si dia fuoco.”

Steve Jobs al Red Carpet degli Academy Awards nel 2010, per Up

Steve Jobs con Laurene Powell Jobs, sua moglie

Da sinistra, John Lasseter, Steve Jobs, Ed Catmull, Pete Docter, Bob Peterson e Michael Giacchino
È così difficile da catturare la sua prospettiva. Ho lavorato con Steve per oltre un quarto di secolo, e credo, più di chiunque altro, di aver visto una parte della sua vita che non si identifica con l’uomo dal perfezionismo implacabile, che ho letto su riviste, giornali, e anche nella sua biografia autorizzata. L’implacabile Steve, il ragazzo maleducato e brillante, ma emotivamente complesso che siamo venuti a conoscere, si trasformò in un altro uomo durante gli ultimi due decenni della sua vita. Tutti noi che conoscevamo Steve, avevamo notato la sua trasformazione. Diventò più sensibile non solo ai sentimenti altrui, ma anche rispetto al valore che gli altri apportavano al processo creativo.

La sua esperienza con Pixar era parte di questo cambiamento. Steve aspirava a creare cose utilitaristiche che potessero portare gioia; era il suo modo di rendere il mondo un posto migliore. Questo era uno dei motivi per cui Pixar lo ha reso così orgoglioso, perché sentiva che il mondo fosse migliore per i film che facevamo. Egli diceva regolarmente che i prodotti Apple erano brillanti, ma alla fine finivano tutti in discarica.

I film Pixar, invece, avrebbero vissuto per sempre. Credeva, come faccio io, che, scavando le verità più profonde, i nostri film sarebbero durati nel tempo, e trovò la bellezza in questa idea. John [Lasseter] parla della "Nobiltà di persone divertenti e spassose." Steve aveva capito questa missione fino alla radice, soprattutto verso la fine della sua vita, e sapendo che, l’essere divertente non era la sua abilità primaria, si sentiva fortunato ad essere stato coinvolto in questo gruppo.


Pixar occupava un posto speciale nel mondo di Steve, e il suo ruolo si evolse nel tempo che avevamo passato assieme. Nei primi anni, fu il nostro benefattore, colui che ci pagava le bollette per tenere le luci accese nell’ufficio. Più tardi, divenne il nostro protettore, da un lato un critico costruttivo internamente, dall’altro il nostro difensore più feroce esternamente. Avevamo attraversato molti momenti insieme, per stare sicuri, ma attraverso queste difficoltà, avevamo costruito un legame forte e raro.

Io ho sempre pensato che la Pixar era come un figliastro molto amato per Steve, forse concepito prima di entrare nella nostra vita, ma comunque plasmato da lui nei nostri anni formativi. Nel decennio prima della sua morte, ho visto Steve cambiare la Pixar, ma soprattutto, come la Pixar lo cambiò. Dico questo pur riconoscendo, che nessuna parte della propria vita può essere separata dal resto; naturalmente Steve imparava sempre dalla sua famiglia e dai suoi colleghi in Apple. Ma c'era qualcosa di speciale nel tempo che trascorreva con noi continuamente, per il fatto che la Pixar era la sua attività collaterale. Sua moglie e i suoi figli, naturalmente, erano di primaria importanza, e Apple fu la sua prima e più annunciata realizzazione professionale; Pixar era un posto dove poteva rilassarsi un po’ e giocare.

Non perse mai la sua profonda intensità, e lo guardavamo sviluppare la sua capacità di ascoltare. Sempre di più, esprimeva empatia, cura e pazienza. Divenne veramente saggio. Il cambiamento in lui era reale, ed era profondo.



Nel capitolo 5, ho detto, dietro mia insistenza, che Steve non partecipò alle riunioni del Braintrust. Ma lui dava comunque consigli dopo che i film venivano proiettati al board Pixar. Una o due volte per ogni film, quando una crisi si profilava, entrava e diceva qualcosa che avrebbe aiutato ad alterare le nostre percezioni per migliorare il film. Ogni volta offriva uno spunto, e sempre iniziava nello stesso modo:

"Io non sono davvero un filmmaker, così potete ignorare tutto quello che dirò adesso..." Poi procedeva, con un’efficienza sorprendente, per diagnosticare con precisione quale fosse il problema. Steve si focalizzava sul problema stesso, non sui filmmaker, che resero le sue critiche ancora più potenti. Se si percepiva una critica per motivi personali, era molto facile fare uscire quella persona. Ma non si poteva lasciar fuori Steve. Ogni film era commentato da lui e ne traeva beneficio grazie alla sua intuizione.

Mentre nei primi giorni in Pixar, le sue opinioni furono come un’altalena selvaggia e le sue conclusioni molto brusche, col passare del tempo diventò più articolato ed attento con i sentimenti delle persone. Ha imparato a leggere chi vi era nella stanza, dimostrando abilità che, anni prima, non pensavo che avesse.



Steve Jobs, Mach Kobayashi e John Lasseter nel 2006
C'è una frase che molti hanno usato per descrivere il talento di Steve per realizzare l'impossibile. Steve, dicono, impiegava un "campo di distorsione della realtà." Nella sua biografia, Walter Isaacson ha dedicato un intero capitolo ad esso, citando Andy Hertzfeld, un membro del team originale Macintosh in Apple, dicendo: "Il campo di distorsione della realtà era un mélange complesso con uno stile retorico e carismatico, una volontà indomabile, e un desiderio di piegare qualsiasi fatto per adattarsi allo scopo a portata di mano.” Io ho sentito questa frase abbastanza spesso attorno a Pixar, fin troppo.

Alcune persone, dopo aver ascoltato Steve, avrebbero avuto la sensazione di raggiungere un nuovo livello di intuizione, solo per scoprire in seguito che non potevano ricostruire i passaggi di un suo ragionamento; poi l'intuizione sarebbe svanita, lasciandoli a grattarsi la testa, sentendosi persi lungo il sentiero. Così, la distorsione della realtà.

Non mi è mai piaciuta questa frase perché portava un soffio di negatività, il che implicava che Steve avrebbe cercato di crearsi un mondo di fantasia per il solo capriccio, come se il rifiuto ad affrontare gli eventi, significasse che tutti quelli intorno a lui, avrebbero dovuto faticare tutte le notti, capovolgendo la loro vita nella speranza di soddisfare le sue aspettative. Molto è stato detto sul rifiuto di Steve nel seguire regole, realtà applicate dagli altri; notoriamente, per esempio, non ha mai messo una targa sulla sua vettura. Ma concentrarsi troppo su questo è come perdere qualcosa di importante. Ma riconobbe che molte regole erano in realtà arbitrarie.

Sì, ha testato i confini e talvolta ha tagliato il traguardo. Con un aspetto comportamentale, che può essere visto come antisociale, o se capita di poter cambiare il mondo, ci si può guadagnare l'etichetta di "visionario". Abbiamo spesso sostenuto, in teoria, l'idea di spingere oltre i confini, ignorando il problema che può causare nella pratica.




Fu chiamata Pixar, perchè ci si dedicò a realizzare qualcosa che non era mai stato fatto prima. Per me, questo fu un obiettivo per tutta la vita, e i miei colleghi in Pixar, Steve fra tutti, erano disposti a fare quel salto in avanti, prima che i computer avessero molta velocità o memoria per renderlo una realtà. Una delle caratteristiche delle persone creative è che esse immaginano di rendere possibile l'impossibile. Quell’immaginare, quel sognare audacemente rifiutando ciò che è (per il momento) vero, è la via per cui scopriamo ciò che è nuovo o importante. Steve aveva capito il valore della scienza e del diritto, ma aveva anche capito che i sistemi complessi non lineari, rispondevano in modi imprevedibili. E che la creatività, nel suo meglio, sorprende tutti.



La consegna postuma del titolo di Disney Legend a Steve Jobs nel D23 Expo del 2013

La dedica alla memoria di Steve Jobs presente durante i titoli di coda di Ribelle - The Brave (2012)

qui in John Carter di Andrew Stanton (2012)
Per me vi è un altro diverso significato per definire la distorsione della realtà. Esso deriva dalla mia convinzione che le nostre decisioni e le nostre azioni hanno delle conseguenze e che tali conseguenze plasmano il nostro futuro. Le nostre azioni cambiano la nostra realtà. Le nostre intenzioni sono importanti. La maggior parte delle persone credono che le loro azioni abbiano conseguenze, ma non credo nelle implicazioni di questa convinzione. Ma Steve lo fece. Credeva, come me, che proprio agendo sulle nostre intenzioni e rimanendo fedeli ai nostri valori, possiamo cambiare il mondo.

6 ottobre 2012

MyNewGreatStory. Lettera a Steve Jobs

Da sinistra, Ed Catmull, Steve Jobs e John Lasseter
Turleneck nero, jeans e scarpe da ginnastica, occhiali circolari, ma soprattutto sguardo intenso verso il pubblico. Sui giornali, sulle copertine del Time, nel mio Mac, ai tuoi keynote, così ti ricordo, Steve. Ogni volta, presentavi al mondo la cosa che avevi amato di più e ideato con il tuo team di lavoro, e ci stupivi, come un illusionista, con le grandi potenzialità dell’oggetto che stavi utilizzando. Volevi cambiare il mondo. Volevi far pensare differente. Volevi farci diventare foolish & hungry. Volevi farci vivere qualcosa di grande e di emozionante. Volevi insegnarci la semplicità e il gusto del bello, e al tempo stesso l’unione tra razionalità e irrazionalità. Volevi vivere il presente guardando al futuro. Questo eri e questo pensavi. Tu sei stato il mio mito e questo non lo dimenticherò facilmente. Tu mi hai insegnato ad essere tenace, a pensare al futuro pur vivendo al massimo il presente, a cambiare mentalità nel segno dell’intelligenza, a far sognare gli altri con idee, progetti ed oggetti mettendoci un’anima. Tu mi hai fatto capire quanto fosse fondamentale e importante amare quello che si faceva nella vita, il proprio lavoro e la propria famiglia, facendo sempre più esperienza, ricerca, battendosi con tenacia nelle proprie idee. In questi mesi ti hanno lodato, denigrato, amato, odiato, venerato e persino fatto risorgere grazie al disegno animato. Ma io non ti ho mai dimenticato.

La tua storia fa riflettere ogni volta che la rileggo. Adottato, ribelle e arrogante verso il mondo, ma ragazzo intelligente e intraprendente verso il futuro che ti aspettava. Hai inseguito il tuo istinto, la tua passione, dal corso di calligrafia al Reed College che ti ha fatto capire cosa significassero ragione, bellezza e prospettiva, hai viaggiato con la mente nel mondo hippie, influenzato dalle parole di Bob Dylan e dei Beatles, i tuoi veri miti. Hai capito col tuo viaggio in India, quanto fosse importante meditare e quanto fosse importante la religiosità della natura che ci appartiene, ma soprattutto cosa fosse la bellezza. Cicerone avrebbe detto a riguardo:
“Non c’è nulla, in nessuna cosa, tanto bello, di cui non sia più bella quella forma ideale donde deriva, come da un volto l’immagine, la nostra rappresentazione: il che non possiamo comprendere né con gli occhi né con le orecchie, né con alcuno dei nostri sensi, ma solo con l’immaginazione della nostra mente. ” 
Ogni giorno camminavi fra i prati di Stanford, riflettendo sulla via dell’innovazione e della esperienza e così hai fondato successi quali Apple, Next e Pixar, che sono l’unicum della vera ricerca di te stesso. Dalle interviste ai tuoi amici e nemici, si capisce che non eri certo un tipo tranquillo e accondiscendente, ma eri un perfezionista instancabile, un rompiscatole esperto e vivevi la tua realtà aumentandone le varie prospettive ad ogni persona che ti capitava di fronte, facendo in modo di distorcere per un attimo il presente, facendolo entrare nella tua mente. Fu vitale il tuo lavoro, la tua famiglia, tutti quelli che ti sono stati accanto durante la tua lotta contro la malattia.

Un anno fa ci lasciavi. Quella mattina, mi svegliò un messaggio che mi inviò l’amico Manuel con scritto: Steve è morto. Non sai quanto ho pianto quel giorno, come se avessi perso un amico. Ero attonito, distrutto. Molti miei amici mi chiamarono per sincerarmi che stessi bene e mi dissero di star tranquillo. Ma come potevo esserlo? Non esistevi più. Non potevi tornare indietro. Io non ho mai avuto il piacere di conoscerti di persona, ma mi sono avvicinato a te qualche mese prima. Un anno fa feci un viaggio memorabile in California con i miei due amici, Riccardo e Alberto. Visitammo, grazie all’amico Guido Quaroni, gli studi Pixar, il tuo edificio più personale, fino a Cupertino in Apple, e poi ci dirigemmo a Palo Alto. Quel giorno cercammo la tua via e ci avvicinammo al tuo cancello di casa immersa nel verde. Io avrei voluto consegnarti una t-shirt nera che posseggo ancora, ma una volta arrivato lì, capii che non era il caso disturbarti.
Su quella maglietta c’era stampata una scritta Something New in Mind che è la chiave della mia vita lavorativa a cui tengo di più. Dobbiamo pensare sempre qualcosa di nuovo nella nostra mente senza mai star fermi, ma sempre in movimento.
E per non dimenticarmi mai di questo, ogni mattina quando mi sveglio, vado in bagno, mi avvicino allo specchio e accanto ad esso c’è un piccolo quadretto che mi ricorda:
Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a fidanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi. Se avete inseguito, state inseguendo o volete inseguire il vostro sogno queste parole vi faranno male. Dall’emozione che vi provocano.

29 gennaio 2010

Riflessione sull'Apple iPad: Cambierà il modo di leggere i fumetti?

Steve Jobs, genio e CEO della Apple, Inc.

"E' da tempi biblici che non c'era tanta attesa per l'arrivo di una tavoletta". Così recitava il New York Times alla vigilia della presentazione del nuovo prodotto in casa Apple, iPad. Il tablet computer, che riempie lo spazio vuoto tra gli smartphone e i computer portatili, sarà disponibile solo a fine Marzo, ma molti, compreso il sottoscritto, iniziano già a sognarlo. Con il design sottilissimo e le funzionalità di riproduzione giochi, video, musica, immagini e libri (!), l'iPad si presenta come un prodotto che riassume tutte le caratteristiche più forti che hanno caratterizzato il marchio Apple negli anni.

Ma l'iPad è nato principalmente per facilitare la lettura digitale dei libri, attraverso un servizio chiamato iBooks Store, una vera e propria libreria digitale, che forse arriverà anche per iPhone, in cui potremmo comprare tutti i libri in formato digitali delle principali case editrici, e leggerli un attimo dopo il download. Per ora si parla di soli libri, ma arriveranno anche i fumetti nell'iBook Store? La possibilità che il fumetto che compriamo regolarmente in edicola arrivi in contemporanea anche nello store digitale della Apple non è impossibile. L'esperimento della Disney di portare i fumetti di Topolino sull'iPhone attraverso l'applicazione Digicomics non è ancora riuscito, la risoluzione è sgranata, i prezzi sono esagerati e la modalità di visione è terribile. Speriamo che con uno schermo più grande come quello dell'iPad, non solo avremmo la possibilità di leggere un solo fumetto, ma tanti raccolti insieme come accade ogni settimana con riviste come Topolino. Certo dovremmo aspettare un bel pò, soprattutto noi italiani, però al solo pensiero la rivoluzione tecnologica c'è eccome e si vede.

Nota speciale anche per i film, Steve Jobs durante la conferenza, disponibile in formato video su iTunes, ci ha fatto vedere dei minuti di Up, il decimo film Disney/Pixar, e il modo in cui i film si possono vedere sull'iPad è rivoluzionario, li potremmo ammirare, e comprare e addirittura noleggiare su iTunes (queste ultime opzioni per ora solo negli Stati Uniti) quando e dove vogliamo con la massima comodità, l'iPad pesa solo 0.73 kg e contiene dai 16 ai 64 Gigabyte.

Intanto nel video della conferenza ho scovato auesti cinque in seconda file (posti riservati), li riconoscete vero?
Bob Iger, CEO Disney, Ed Catmull, presidente Pixar e Disney Animation, Bob Peterson, co-regista di Up, Lee Unkrich, regista di Toy Story 3 e Pete Docter, regista di Up.

27 novembre 2009

I Disney's Digicomics - Comunicato Stampa ed Altri Dettagli

Manca davvero poco alla presentazione italiana della Disney Publishing Worldwide sui Digicomics, un nuovo prodotto di entertainment pensato per “traghettare” il fumetto nell’era digitale. L'evento si terrà il 15 Dicembre a Milano, contattatemi personalmente via chat o email se siete interessati e volete qualche altra informazione. Una nostra lettrice, Patrizia, ci ha segnalato il comunicato stampa presente su Topolino.it, e che vi riporto di seguito:

The Walt Disney Company presenta Digicomics
Milano
15/12/2009  


The Walt Disney Company si prepara a lanciare in contemporanea in Italia, USA e in tutti i Paesi di lingua inglese,  Disney Digicomics un nuovo prodotto di entertainment pensato per "traghettare" il fumetto nell’era digitale.

L’evento di presentazione si svolgerà il 15 dicembre a Milano e rappresenterà il debutto di un prodotto unico sul mercato, altamente innovativo sia sotto il profilo tecnologico, sia concettuale.

L’intento di Disney Publishing Worldwide, lanciando Disney Digicomics, non è quello di snaturare l’esperienza di lettura dei fumetti, bensì di renderla fruibile su nuovi supporti di uso comune quali cellulari, smartphone, iPhone e iPod, console per videogame, etc.


Digicomics rappresenta una vera rivoluzione nel mondo del fumetto digitale, poiché è il primo prodotto multilanguage e multipiattaforma a proporsi sul mercato:  le oltre 50.000 storie dell’archivio Disney verranno offerte via via ai lettori, secondo modalità di lettura "vignetta-per-vignetta", integrandole al massimo con contenuti audio (lo sbattere di una porta, un vaso che cade etc..) per intaccare il meno possibile l’esperienza originaria di lettura del fumetto.

 ”Con i Digicomics le singole vignette della storia scorrono una dopo l’altra con un clic controllato dal lettore, separate da semplici transizioni (dissolvenze, panning, etc), ricostruendo così la dinamica a striscia” e preservando quindi la dinamica linguistica del linguaggio fumettistico” spiega Gianfranco Cordara, Managing Editor Disney New Media di Disney Publishing Worldwide.


Pur mantenendo un solido legame con la tradizione Disney, i Digicomics rappresentano una grande opportunità per sperimentare una nuova forma di lettura dei fumetti, che sono da sempre, oltre che un potentissimo mezzo di supporto formativo per bambini e adolescenti, un piacere e una fonte di svago per gli adulti.

Disney Digicomics permette inoltre di raggiungere nuovi e vecchi lettori ovunque si trovino: in metropolitana, in treno o rilassati in poltrona, proprio come accadeva con il Topolino cartaceo.“Il nostro obbiettivo è quello di raggiungere e coinvolgere i lettori lì dove loro spendono il loro tempo libero, cioè sempre più sui dispositivi mobili - cellulari, lettori MP3 e console portatili - e sul Web.” dice Dario Di Zanni, manager della Business Unit New Media di Disney Publishing Worldwide. "I fans dei fumetti devono poter leggere ovunque si trovino i fumetti Disney e poter passare da unapiattaforma all’altra quasi senza accorgersene pur mantenendo, attraverso le varie interfacce, la stessa ricchezza ed un’esperienza di eccezionale qualità”


Ma come funziona? Il processo è semplicissimo, soprattutto per chi utilizza abitualmente i supporti per i quali Digicomics è stato creato. Su iPhone ed iPod Touch, ad esempio, il lettore dovrà scaricare innanzitutto il Disney Digicomics Player sul suo device; accedendo alla sezione Digistore potrà scegliere il fumetto da scaricare (attraverso diverse maschere di ricerca: per titolo, personaggio, genere, etc.); e infine potrà effettuare il download della storia con un semplice clic, sfruttando le modalità di pagamento consentite dall’ambiente nel quale si trova. Il Digicomics Player permette, ovviamente, anche di organizzare l’archivio delle storie comprate in Playlist personali (divise per personaggio o per tipologia, proprio come accade con la musica) per rileggerle ogni volta che si desidera.

Si tratta di una bella sfida per The Walt Disney Company, che ancora una volta si dimostra una delle realtà più all’avanguardia dal punto di vista tecnologico nel settore dell’entertainment pur rimanendo ancorata ad una storia e una tradizione che ne ha fatto un punto di riferimento nell’editoria per ragazzi.

Se si dovesse replicare il caso del Giappone, dove i manga digitali hanno letteralmente invaso il mercato, Disney Publishing Worldwide segnerà un altro grande successo all’interno del gruppo.


Qui trovate il sito degli sviluppatori dell'applicazione per iPhone, mentre per nuove notizie bisognerà aspettare la conferenza del 15 a Milano.

21 novembre 2009

I Digicomics della Disney sbarcheranno sull'iPhone. In arrivo una rivoluzione?

La Disney Publishing Worldwide il 15 Dicembre presenterà a Milano l'applicazione per iPhone e iPod Touch che rivoluzionerà il modo di leggere i fumetti Disney e anche prossimamente Marvel.
Si tratta di Disney Digicomics, una sorta di libreria multimediale che raccoglierà più di 50 mila fumetti, in tutte le lingue, che potranno essere acquistati dall'iPhone pagando un costo aggiuntivo per ogni fumetto acquistato (0.69euro ognuno).
Tranquilli per chi non possiede ancora il melafonino, i Digicomics approderanno anche su i Nintendo DSi, PSP e prossimamente anche sui Mac. Con un simplice click, o meglio touch, potremmo leggere il fumetto con più interattività, con suoni, animazioni e una grafica accattivante. Il blog dedicato agli Apple iPhone, iSpazio, ha potuto provare l'applicazione in anteprima, la loro impressione è più che positiva, e la potete leggere cliccando qui.
In attesa di questa conferenza e il rilascio nell'App Store dell'applicazione, sono molto curioso di sapere la vostra impressione; i Digicomics rivoluzioneranno il modo di leggere i fumetti?

27 ottobre 2008

Rhino anche sul tuo iPhone e iPod touch

Il fenomeno Bolt sta conquistando tutti, sopratutto per la co-star Rhino, il piccolo simpaticissimo criceto.
Se avete un iPhone o iPod touch, un account Apple e iTunes sul vostro computer, vi basta scaricare gratis il gioco RhinoBall, del peso di 94 Mb (a causa del trailer), ma tutti meritati.
Il gioco, o meglio dire l'applicazione è sviluppata da AvatarLabs e ovviamente è compatibile solo con il software iPhone 2.1, qui sotto trovate una serie di immagini prese dal mio iPhone comprendenti i tre livelli del gioco.













"Per il super-cane Bolt ogni giorno è ricco di avventura, pericolo e intrigo - almeno finché le macchine da presa continuano a girare. Bolt è la stella di una serie televisiva di successo, ma quando viene accidentalmente spedito da uno studio di Hollywood alla volta di New York, inizia la più grande avventura della sua vita: un viaggio coast to coast attraverso il mondo reale. Armato solo della delusione dell’incosistenza di tutti i suoi incredibili poteri e capacità, e con l’aiuto di due improbabili compagni di viaggio: un gatto domestico esaurito e abbandonato Mittens ed un criceto ossessionato dalla TV chiuso in una sfera di plastica di nome Rhino, Bolt scopre che non c’è bisogno di super poteri per essere eroi."

Bolt - Un Eroe a Quattro Zampe è prodotto dalla Walt Disney Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures, e uscirà in Italia il 28 Novembre 2008.
Il film è diretto da Chris Williams e Byron Howard, e doppiato in originale da John Travolta, Miley Cyrus e Susie Assman.
La Colonna Sonora è composta da John Powell.