giovedì 29 agosto 2013

Get a Horse! - Il cortometraggio Disney mai esistito

Si chiama Get a Horse! il nuovo cortometraggio, di cui abbiamo già parlato qui, realizzato dai Walt Disney Animation Studios che accompagnerà l'uscita al cinema di Frozen - Il regno di ghiaccio questo Dicembre al cinema.
Il cortometraggio avrà come protagonista, dopo 18 anni dall'ultimo corto cinematografico, Mickey Mouse, accompagnato dai suoi amici Minnie, Orazio Cavezza e Clarabella, e dal temibile Pietro Gambadilegno.

Ufficialmente la Disney descrive Get a Horse! come un cortometraggio degli anni '30 a lungo perso negli archivi e recentemente ritrovato che viene riproposto nei cinema in versione rimasterizzata. Infatti è confermata la voce di Walt Disney come Mickey e di Billy Bletcher per Pietro, i due doppiatori storici dei rispettivi personaggi.

L'immagine incriminante
Ma poco tempo fa la Disney ha rivelato un'immagine che mostrava il contrario, in cui vediamo Mickey sbucare dallo schermo e venirne fuori a colori e in versione CGI, simile a quella usata per Paperman l'anno scorso. Dopo la proiezione ad Annecy e recentemente al D23 Expo, sappiamo che il corto in realtà è inedito e realizzato con del materiale d'archivio per le voci di Disney, Bletcher e Marcellite Garner per Minnie.

Ora Indiewire ha avuto l'occasione di parlare con la regista del corto, Lauren MacMullan, che è stata in Pixar per lavorare su Newt, poi, dopo la cancellazione del progetto, si è trasferita negli studi d'animazione Disney dove ha collaborato come storyboard artist per Ralph Spaccatutto.
Amo quella prima epoca di Mickey (1928), è come ho imparato ad animare al mio principio (dirigendo I Simpson e King of the Hill) ed è la mia epoca di animazione preferita, e quel Mickey in particolare è fresco, giovane e un pò sfigato. E' più un topo ed è meno umanizzato di come lo sarà successivamente. Una piccola aggiunta agli standard di oggi, ma più emozioni disponibili. Sembra fare tutto per la prima volta e a volte sembra che conosce Minnie per la prima volta. Pensavo solo al Mickey che mi piaceva, mi è venuta questa idea di un lungo cortometraggio e di ambientarlo in quell'era, metterlo negli schermi di oggi e perdere otto decadi di Mickey nel mezzo. E quindi ho realizzato che poteva solo funzionare al cinema, e lì sarebbe sbucato fuori per poi venir nel mondo moderno.
Da sinistra, la produttrice del corto Dorothy McKim con la regista Lauren MacMullan al D23 Expo
MacMullan, che è la prima regista donna a dirigere Mickey, ammette che la prima bozza che consegnò a John Lasseter e Ed Catmull era terribile.
Erano semplicemente il concept e le immagini in bianco e nero. Ma il concept era forte abbastanza da costruirci sopra. Come Catmull ha lasciato prima per una riunione, si è girato e ha detto: "Hey, facciamo questo cortometraggio!
Lavorando con Eric Goldberg (regista di Pocahontas e animatore di Aladdin, Hercules e Ralph) per il 2D e Adam Green (animatore di Rapunzel, Ralph e Paperman) per la CG, insieme a veterani come Dale Baer (nella Disney da Robin Hood) e Mark Henn (da Taron e la pentola magica), MacMullan insiste che è agnostica verso la tecnica.
Non è fatto per dimostrare la superiorità dell'animazione tradizionale sulla CG. Ma è divertente vederli insieme. Gli animatori volevano sapere: "Per cosa ti batterai? Vuoi stare in questo mondo? Vuoi tornare indietro? Dici che il 2D è meglio della CG o viceversa?" No, io penso che siano entrambi molto attuali. Ma la più grande sfida era stare nel modello del '28 in CG. Goldberg lo ha chiamato "l'evolversi all'indietro." I modelli in CG erano inizialmente troppo precisi. Quindi diventava una questione di sporcare un pò i modelli e farli sembrare come animati. E, certamente, nessuno dei disegni dell'epoca era perfetto. Ma era quell'imperfezione che ha gli dato la vita.
E abbiamo parlato decidendo di portare via dai personaggi in colore tutta la texture (la tessitura di superficie del modello 3D, ovvero un'immagine di qualsiasi tipo utilizzata per rivestire, come corpo visivo della superficie di un oggetto virtuale, tridimensionale, o bidimensionale che sia). Ne abbiamo provato un tipo ed era come dire: In 2D sono fatti di animazione e quando vengono nel mondo reale non possono adattarsi e solo sono elastici, vitali e imperfetti.
Eric Goldberg all'Annecy di quest'anno per presentare il corto
Per far sembrare il cortometraggio di quell'epoca, hanno aggiunto dei danni come le macchie, sfarfallio,  errori della vernice nel cel, sporcizia e alto contrasto sulle singole linee. Anche ricreare i suoni dell'epoca era importante, era un graduale processo di realizzazione.
MacMullan stava realizzando alcuni boarding, ma il progetto è partito grazie all'editor Julie Rogers, con cui ha tirato fuori dei suoni vintage (che la Disney custodisce digitalmente online) storicamente accurati.
Abbiamo trovato una compagnia che puliva gli effetti sonori del corto, anche se non troppo. Volevamo che il film sibilasse. E questo ci ha aiutati a distinguerli da i suoni dietro lo schermo che sono più moderni. Abbiamo anche preso degli effetti speciali da vecchi cortometraggi e abbiamo scoperto che hanno anche molto materiale agli Imagineering (il team responsabile dei parchi divertimento Disney).
Jimmy MacDonald (leggendario artista degli effetti sonori) ha costruito una struttura con le sue macchine e strumenti, e gli abbiamo fatto visita. Aveva molti fischietti e ocarine particolari. C'era un set di baboo che sono stati utilizzati per simulare il fuoco in Bambi. Li abbiamo presi in prestito. I musicisti hanno anche loro contribuito agli effetti sonori, e hanno incluso l'ocarina e l'armonica per quando Clarabella si spreme le mammelle. Era un gioco che avevamo perso perchè l'animazione era regolare, così abbiamo aggiunto l'armonica che gli ha dato la giusta punteggiatura e la scena era ritornata nel prodotto finale.
La regista voleva lo stesso fischiettio di Mickey in Steamboat Willie. Un amico le suggerì di prendere tutte le versioni doppiate da Walt per poterlo inserire nei crediti, e così li hanno presi da vari cortometraggi e ci hanno costruito una storia. Anche se quando Mickey entra nel mondo moderno e urla "Rosso!" hanno dovuto assemblare sillabe da diverse parole, e ci sono volute ben due settimane per ultimare il lavoro e l'animazione tale che i personaggi fossero sorpresi da entrambi i lati dello schermo. Ma la scena più difficile è stata anche la più divertente: capovolgere lo schermo per ostacolare Pietro, che ha necessitato di tagli veloci e di andare avanti e indietro con le due tecniche di animazione. Doveva andare tutto bene insieme con l'animazione tradizionale e la CG, gli effetti CG davano l'effetto del capovolgimento, che riguardava trasformare l'immagine 2D in un elemento in CG in movimento e dopo di che rigonfiare e spingerlo; e riaggiustare il sottofondo musicale esistente così da poter suonare moderno durante la sequenza. Questo è anche quando il 3D è più potente.

Una scena da La rosa purpurea del Cairo, in cui un personaggio esce da un film ed entra nel mondo reale
Le ispirazioni di MacMullan sono state Hugo Cabret e La rosa purpurea del Cairo e la regista dà un ultimo consiglio.
I primi corti di Mickey erano degli eventi cinematografici, quindi spero che nessuno guarderà questo corto su un cellulare [anche se una delle migliori gag nel corto riguarda proprio un cellulare].
Indiewire, che ha assistito alla proiezione del corto, chiama Get a Horse! un evento gioioso e molto più difficile sul livello tecnico del premio Oscar Paperman, e prevede che sarà difficile assistere a qualcosa di comparabile in questa stagione.

Un'immagine del corto
Il cortometraggio è molto ambizioso, e dalle dichiarazioni della regista anche difficile da realizzare sul lato tecnico, con una ricostruzione storica che però deve dimostrare di essere funzionale alla trama e non fine a se stessa per far contenti gli appassionati Disney che vogliono sentire la voce di Walt.
La regista è esperta e lavora con degli animatori e tecnici eccezionali, se la Pixar si butta sul fotorealismo, la Disney nel passato rimasterizzando in digitale un corto che non è mai esistito, facendoci credere il contrario; questo è il cinema.

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