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martedì 1 giugno 2021

CAMBIO DI DIREZIONE, IL RESOCONTO DEL SETTIMO EPISODIO "LA STATUA"

Continua ogni venerdì su Disney+ il rilascio dei nuovi episodi di Cambio di direzione, la serie Disney creata da David E. Kelly (Ally McBeal, Big Little Lies), e con protagonista John Stamos (Gli amici di papà, E.R.) nei panni di un allenatore di basket del college che, dopo un'aggressione compiuta da lui su di un arbitro durante una partita, viene fatto fuori dalle leghe professionali e l'unico lavoro che riesce a trovare come coach è quello in una squadra liceale, le Sirens, in un liceo privato femminile a San Diego, California.

In questo episodio, intitolato La statua, lontano dalla palestra il cui campo si deve riparare dopo che nello scorso episodio il tabellone dedicato Gruzinsky fu rimosso a cause delle proteste degli studenti a seguito dell'arresto del padre di Louise, vediamo il coach Korn che fa a patti con la sua nuova vita da coach del liceo, cercando una facile scappatoia che lo riporti alla ribalta e all'uomo che era.

Uomo che era rappresentato in questo caso dalla statua eretta in suo onore, nel pieno dei suoi giorni di gloria, nel Wisconsin. Stessa statua che fu buttata giù dopo il lancio della sedia sull'arbitro. Ma il coach, prima che il bronzo che compone la statua venisse sciolto per donarlo in beneficienza, riesce ad acquistarla  e posizionarla in salotto, scatenando il dissapore in sua figlia Emma. Infatti se la statua per Korn simboleggia i suoi giorni di fama e gloria, per Emma è un ricordo di un padre assente e un ostacolo alla loro nuova vita in California per la prima volta vicini.

La ragazza vorrebbe organizzare un party a cui inviterebbe le Sirens e Lucas, il ragazzo che piace a Emma e fratello di Louise, nonché ex ragazzo di Samantha, per inaugurare la loro nuova casa insieme, ma il padre non vuole e non considera neanche propria la casa in cui sta vivendo con la figlia. E la motivazione non si tratta dello stato affittuario in cui si trova, ma nell'idea di mettere radici in un luogo e in un lavoro che il coach ha sempre ritenuto temporaneo e che, scopriamo, non aver ancora accettato in cuor suo.

Infatti il coach non si reputa un insegnante della scuola, si considera superiore alle scartoffie da compilare per riparare il pavimento della palestra, e tratta Holly come se fosse la sua assistente. La professoressa è sì assistente coach, ma di certo non si merita solo di stargli dietro per reggere la tavoletta portablocco e la sua giacca. Holly infatti ha dimostrato nella scorsa puntata, durante lo scontro con Carlsbad in cui era capo coach dopo che Korn venne squalificato dal campo, di avere tutte le carte in regola per guidare da sola la squadra adottando le giuste tattiche per portare le Sirens alla vittoria e alla divisione successiva.

Anche nella vita privata il coach non vuole coinvolgersi, ma la signorina Goodwin, l'insegnante di teatro di Emma che l'ha invitato già a due appuntamenti, non ci sta e gli chiede di definire una volta per tutte la relazione. Abbiamo visto come i due siano effettivamente affiatati insieme, che con lei Korn sembra davvero capace di divertirsi ed essere a suo agio, e capiamo che il motivo per cui non voglia fare il prossimo passo è proprio per evitare di accettare che la sua vita ora è a San Diego.

Il coach Korn ha semplicemente paura di rimanere intrappolato in una realtà che non ritiene degna delle sue capacità, e lo vediamo infatti terrorizzato quando Louise lo ringrazia per essere stato presente in un momento della sua vita incredibilmente difficile, quando i suoi rapporti con la sua famiglia si sono incrinati, dicendogli che è stato per lei più padre lui del suo genitore. La faccia stupita di Korn è impagabile.

In questa sua crisi il coach arriva anche ad avere un monologo con sé stesso, più esattamente assistiamo ad un tu per tu tra lui e la statua, in cui gli rivela i suoi timori:

Emma chiama questo posto casa nostra, vuole organizzare una festa per inaugurarla. E quel ragazzo che frequenta, sono troppo intimi, non mi piace. Holly dice che siamo una squadra, che creiamo una dinastia. Maggie che vuole fare sul serio. E Louise dice che per lei sono come una figura paterna. E' troppo. Alla fine sto bene qui. E' una specie di prigione comoda.  E' una trappola. Mi sveglierò tra dieci anni e sarò diventato grasso, vecchio. E tu sarai solo il ricordo dei miei tempi migliori, che raccoglie polvere in garage. No, non posso vivere in questo modo.

L'agente di Korn, Sam, che gli ha procurato il lavoro alla Westbrook, gli conferma quello che non vuole sentire. Ovvero che non ci sia più niente che faccia al caso suo tra i college americani. Soprattutto dopo la scenata che l'ha fatto espellere dal campo durante l'intensa partita della Carlsbad in cui stava difendendo Louise dal tifo avversario che attaccava i fattacci con il padre, che ha messo a rischio l'idea iniziale di far fare a Korn un anno tranquillo come allenatore di un liceo per poi farlo tornare alla ribalta.

Nel frattempo Emma non si abbatte dal no del padre alla festa, e, spinta dalle Sirens, la organizza sfruttando la sera in cui Korn porta Holly a cena fuori in un ristorante suggerito dalla ragazza per farsi perdonare per la poca considerazione che il coach ha riservato alla sua assistente. Il party nasce come intimo e degenera dopo che Samantha invita altri ragazzi perché si sente a disagio nel vedere il suo ex mentre sta vicino ad Emma, e si conclude con la ragazza costretta a chiamare il padre perché la casa è ridotta maluccio dopo alcuni ragazzi nel trasportare fuori la statua di Korn la fa cascare su di una porta distruggendola.

Korn ovviamente reagisce male dando la colpa non solo alla figlia, che si rifugia in camera sbattendo la porta dopo che il padre le proibisce di uscire per un mese e di rivedere Lucas per sempre, ma al suo ammorbidimento come uomo. La tranquilla serata culmina con la chiamata di Sam che conferma a Korn che nell'ambiente della lega di basket del college lui è ancora visto come un lanciatore di serie e che non ci sono speranze di ritornare nella scena professionale nell'immediato futuro.

Che cosa faccio adesso, Sam?

Bè, quello che hai fatto finora, Nella speranza che se lo farai abbastanza a lungo passerà tutto e potremo farti portare in pista. 

Se invece non passa? Se le persone si dimenticano di me? E se questa fosse la mia vita?

E' davvero così orribile? Sai la maggior parte di persone che conosco farebbe a cambio con te. Caspita, io farei a cambio con te. 

Il coach quindi decide di seguire il consiglio del suo agente e di prendere il meglio dalla situazione che gli si è presentata davanti. Decide insomma di impegnarsi e stabilirsi per la prima volta in vita sua in un unico posto, almeno per un pò. Promette ciò alla figlia e il tutto è simboleggiato dalla statua che finisce nel ripostiglio, con un pò di rassegnazione e nostalgia per i tempi andati, ma, con la porta che non si riesce a chiudere bene a causa della mano che esce fuori, l'idea che nessuno può rinchiudere uno spirito come il suo che continuerà a ruggire.