lunedì 14 settembre 2015

MyNewGreatStory: I Lava You


“I have a dream, I hope will come true. You’re here with me and I’m here with you.
I wish that the earth, sea, the sky up above, will send me someone to Lava”
(Uku, the Dreamer)


Hawaii. Visione a volo d’uccello. Cielo limpido e verde lussureggiante. Blu oceano con gabbiani in volo tra soffi di vento. Una giovane voce piena di speranza inizia ad intonare una ballata. Un suono di ukulele l’accompagna. Inizia a prender vita una storia che dura da lungo tempo. A cantare è un vulcano di nome Uku, rimasto solo in mezzo all’oceano pacifico assieme ai suoi amici animali. Gabbiani, balene, delfini, tartarughe e persino nuvole sono innamorate l’uno dell’altro. Solo Uku è l’unico che ogni giorno desidera  l’amore. Passano i giorni e le notti e Uku pian piano senza speranza, si spegne e sprofonda sempre più verso le profondità del mare. Negli abissi dell’oceano la sua voce echeggia e viene udita da un vulcano sommerso dalle sembianze femminili di nome Lele, che incuriosita da questa melodia vuole avvicinarsi sempre più. Attraverso il suo magma sboccia letteralmente dall’acqua, ma per un gioco di vasi comunicanti questa energia porta Uku sempre più verso il pelo d’acqua, sprofondando ancor di più. Uku non riesce più a cantare, ma riesce solo a vederla di spalle. Lele intona un canto per richiamare questa voce. Con le ultime forze Uku esplode e ritrova il suo equilibrio grazie alla lava-love. Uku e Lele si fondono assieme in un’unica isola piena di amore.




“Lava”, inserito all’inizio di “Inside Out”, a suo tempo doveva aprire “The Good Dinosaur”, è diretto dal veterano Pixar, James Ford Murphy, che ci accompagna in questa particolare ballata hawaiana. Il suo grande interesse per l’isola avvenne circa 25 anni fa quando si sposò e andò alle Hawaii per la luna di miele. Si innamorò delle tradizioni, della natura tranquilla, del vulcano, ma soprattutto del suono dell’ukulele e di una canzone del film “The Wizard of Oz” (1939) di Victor Fleming, “Somewhere over the rainbow” riadattata in stile hawaiano dal cantante Israel Kamakawiwoʻole. Questa delicata interpretazione lo indusse ad acquistare un ukulele proprio 15 anni fa quando ci torno in vacanza con tutta la famiglia per imparare a suonarlo. 

L'isola delle Hawaii
Murphy e moglie nel viaggio di nozze
"The Wizard of Oz" (1939) 
Israel Kamakawiwoʻole
Murphy e il suo ukulele
Iniziò a perlustrare tutta l’isola in elicottero sorvolando il vulcano attivo della “Big Island”. Vicino alla cittadina di Hilo vide un modellino che rappresentava l’isola intera e rimase colpito da un piccolo puntino con la scritta “Lohili”. Era un vulcano molto antico sommerso dalle acque. Iniziò a balenargli nella mente un’idea. Perché non costruirne una storia d’amore con una canzone? E se questo personaggio fosse un vulcano con una sua anima e con un suo ciclo di vita come noi umani, perché non potrebbe essere ancora in cerca di un’anima gemella?


Il plastico 

Murphy fece approfondite ricerche e ritrovò uno schema geologico di come quel vulcano fosse vissuto durante i millenni. Si divertì a modificarlo, disegnandoci le espressioni del suo vulcano. I mesi successivi furono dedicati allo studio della storia e dei personaggi-luogo, un tutt’uno in questo film. I primi schizzi dei due vulcani furono disegnati su due tovaglioli di carta; in seguito il team di circa 100 persone per 7 mesi di lavorazione sviluppò la storia, migliorò i personaggi fino all’animazione per poi passare alla colonna sonora. Per costruire al meglio Uku, Murphy studiò i luoghi più importanti delle Hawaai, come Papalla Falls, Waipoo Falls, e la costa di Na Pali.




John Lasseter e Murphy


Trasse ispirazione dai cartoni animati Disney degli anni ’40 e di Chuck Jones quali “Susie the Little Blue Coupe” (1952), “Feed the Kitty” (1952) e “The Whale Who Wanted to Sing at the Met” (1946) per visualizzare le espressioni dei due vulcani. L’espressività di Marc Antonio, il bull-dog del corto Warner “Feed the Kitty” unita al volto di Jackie Gleason, l’attore americano del film “Lo spaccone” (1961) creò il volto di Uku. La più grande difficoltà fu quella di dare vita al suo volto, visto la staticità della roccia. Murphy pensò di animare individualmente ogni parte: occhi, palpebre, sopracciglia, bocca, guance e mento dovevano essere delle lastre di rocce in movimento. Mentre per Lele furono prese a modello le “hawaianas”, le ciabattine tipiche. Il resto degli animali doveva essere animato in maniera più ondeggiante e circolare rispetto alla solidità dei due vulcani.


Maquette di Uku

The Whale who wanted to sing at the Met" (1946)
"Susie the little Blue Coupe" (1952)
Marc Antony in "Feed The Kitty" (1952)
Jackie Gleason
Una delle problematiche era realizzare il movimento di camera iniziale e la scala del vulcano per renderlo imponente come racconta il regista: “Stavamo davvero cercando di creare la dimensione di queste montagne gigantesche. Abbiamo scoperto molto presto che se spostavamo la camera, che era in teoria su un elicottero, più velocemente rispetto alla velocità di un vero elicottero, le dimensioni dell’isola venivamo immediatamente ridotte. È stata una rivelazione.” Oltre al vulcano c’era da ricreare il passare del tempo così realizzarono un time-lapse che seguiva il ritmo della canzone per mostrare Uku nel suo processo da giovane e rigoglioso a vulcano spento e isolato.


L’ukulele con la sua timbrica leggera e fresca diventò l’anima dell’intero corto, proprio come fu nel corto “Boundin’” (2003) diretto da Bud Luckey dove non vi erano dialoghi. Il brano musicale fu proprio suonato dal regista, ma scelsero due voci hawaiane quali Kuana Torres Kahele e Napua Greig scelti al Nā Hōkū Hanohano Awards and Music Festival di Honolulu. Per l’Italia sono state scelte due voci molto adatte al brano, quali Giovanni Caccamo e Malika Ayane della scuderia Sugar, riadattando il brano alla nostra lingua.

"Boundin'" (2003)
Giovanni Caccamo e Malika Ayane
Anche qui come nel corto precedente, “The Blue umbrella” di Saschka Unseld è presente un fotorealismo molto marcato, sicuramente un assaggio di ciò che vedremo nel film in uscita a novembre “The Good Dinosaur”. Grazie alle evoluzioni del software edito da The Foundry, Katana, il corto ha migliorato l’aspetto di illuminazione all’interno delle scene.


“Lava” è un esperimento fin troppo tecnico, rispetto a ciò che la Pixar ci ha sempre presentato nelle storie dei suoi corti, ma è pur sempre una piccola storia con un’anima musicale e un cuore di lava.


©Le immagini sono di proprietà Disney/Pixar. Tutti i diritti riservati.




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