domenica 6 gennaio 2013

MyNewGreatStory. Wunderkammer Pixar, la camera delle meraviglie

Il logo ufficiale della mostra dei venticinque anni
Sin dal 2006, quando la Pixar compì i suoi primi venti anni, è partita dal MoMa di New York una mostra che celebra l'arte dietro i prodotti d'animazione dello studio di Emeryville capitanato da John Lasseter e Ed Catmull. Costituito da dipinti, sculture e pastelli, la mostra si è evoluta negli anni con sempre più materiale, trasformandosi dal ventennale al venticinquennale nel 2011, arrivando anche in Italia, prima a Milano e dopo a Mantova. Oggi, domenica 6 gennaio, si chiude l'ultima tappa della mostra, ospite a Bonn in Germania, e non sono state annunciate altre date fin'ora.

Pubblico in fila alla mostra di Bonn
Per chi si è perso l'evento in Italia, sperando che la mostra ritorni magari proprio nella capitale, ecco una riflessione sul fatto che sia giusto o meno chiamare arte i prodotti della Pixar, seguito dalle foto della mostra mantovana.

Wunderkammer Pixar nella reggia gonzaghesca
Connubio tra tecnologia e arti liberali
La lampada Luxo Jr. e la Luxo Ball ricostruiscono a Bonn la scena dal cortometraggio Luxo Jr. (1986)
L'artista non deve essere un semplice artigiano, ma un intellettuale preparato in tutte le discipline ed in tutti i campi.
Leon Battista Alberti

Secondo voi, se la famiglia Gonzaga fosse al potere oggi, avrebbe portato in Italia le opere Pixar per creare la propria galleria delle meraviglie e farsi vanto con i propri ospiti, alla ricerca del bello? Io credo di si. Tutto ciò sembra fantastoria, ma è quel che è accaduto, portando la mostra nella reggia mantovana. Risulta incredibile a molti, ma vedere la mostra Pixar: 25 anni di animazione a Mantova è qualcosa di magico e di sorprendenteper le numerose affinità che si possono trovare tra un luogo storico del rinascimento italiano e la più grande major di animazione americana che ha contribuito a far nascere il rinascimento digitale.
Mantova, tra torri e botteghe, risulta, come dice Philippe Daverio, “una New York antelitteram tra medioevo e rinascimento” alla scoperta di talenti, nuove tecnologie alla ricerca di far quadrare il cerchio di Albertiana e Mantegnesca memoria.
Camminando per tutta la via del Principe, entriamo a Palazzo Te all'interno del Salone delle Fruttiere, dove la mostra è stata allestita. Attraverso portali d'accesso, dipinti da videoproiezioni in movimento e piccole teche aperte alla luce, ideate dall'architetto Fabio Fornasari, si ha la sensazione di essere immersi in una gigantesca wunderkammer del meraviglioso e della meraviglia. Il visitatore si confronta con il rinascimento digitale ed il manierismo moderno, ricco di ricercatezza, inventiva, realismo e verosimiglianza, un portale affacciato sul mondo, come direbbe Leon Battista Alberti.

Il colorscript di Toy Story 3 in esposizione a Bonn
Questa porta cattura ogni tipologia di pubblico, facendo emergere l'emozione dipinta. Con una serie di bozzetti e schizzi, dipinti e maquette, si susseguono tecniche pittoriche differenti che prendono inizio dal rinascimento, all'impressionismo, all'espressionismo, al futurismo, ai giochi ottici delle avanguardie, che uniscono passato e futuro con lo zootropio tridimensionale dedicato alla saga di Toy Story, al cinema della golden age Disneyana, al modernismo statunitense di Saul Bass e Paul Rand espresso dall'installazione contemporanea Artscape, immersione a tutto tondo nell'arte, tra immagine e musica, richiamando la Gesamtkunstwerk di Wagner.
Come diceva Albert Einstein, “l'immaginazione è più importante della conoscenza, e contribuisce a creare calore narrativo, con storie originali che vengono rielaborate giorno dopo giorno visivamente con storyboard e animatic, immedesimandosi nella natura del mondo in cui stanno vivendo e che ci stanno narrando, per dare la vita alla verosimiglianza, non solo attraverso la mera tecnologia della computer grafica che dà una forma, ma grazie alla cultura dell'arte per l'arte.

I raggi X dei personaggi di Toy Story a Bonn
Non è un caso che John Lasseter, direttore creativo Pixar, sia affascinato da ogni cosa che lo circonda e dal movimento delle cose, immergendo lo spettatore non solo in un cartone per bambini, ma in un film per qualsiasi tipo di pubblico, mettendo in scena conflitti drammatici di sorprendente semplicità e profondità, pieno di suggestioni grafiche, pittoriche e fantastiche, da conoscere e tramandare.
Pixar - come dice la curatrice della mostra italiana Maria Grazia Mattei - è come una bottega d'arte rinascimentale, ma con le tecnologie di oggi con un artista-creativo quale John Lasseter ed i suoi allievi, i pixeriani, un inventore della computer grafica, quale Ed Catmull, ed un imprenditore illuminato quale Steve Jobs, che aveva una visione ben precisa del mondo e della bellezza da dover tramandare ogni giorno.” 
Verso la fine della mostra, all'interno di una teca illuminata, troviamo la chiave di volta di tutto: la lampada Luxo Jr., portatrice simbolo della passione per il futuro, insita nelle menti di questi appassionati artisti che con la propria luce ci illumina il bivio tra tecnologia e arti liberali, portandoci a guardare sempre avanti, aprendo nuove porte, perchè in fondo siamo uomini affamati, folli e curiosi di volare verso l'infinito ed oltre. Speriamo di non dimenticarcelo mai.

  
  
  
  
  
  
  
  

La mostra nasce proprio sotto il desiderio di John Lasseter di trovare un posto in cui si possa celebrare l'arte Pixar, perché voleva mettere in luce il lato più embrionale dei progetti dello studio, quando si lavora ancora con gli storyboard disegnati a mano e con le sculture.
Lasseter per la creazione e l'allestimento della mostra suggerì tre fasi principali, le stesse per la realizzazione di un film d'animazione, la storia, i personaggi e il mondo, che sono fondamentali e che danno anima a qualsiasi progetto. Di seguito potete trovare alcune foto della mostra a Bonn.

  
  
  
    
  
  
  
  
  
  
 
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Ci riserviamo tutto il diritto di rispondere male a chi si lamenta che è finita la fantasia a Hollywood solo perché stanno facendo un sequel di Mary Poppins. Che poi voglio dire, è tratto dai romanzi originali di P.L. Travers, sono passati più di cinquant'anni, e c'è Lin-Manuel Miranda che farà cose, che problema avete?

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