sabato 11 luglio 2015

San Diego Comic-Con 2015, il Panel di Sanjay's Super Team

Dopo il liveblogging di Giovedì, che ha visto protagonisti per la giornata Disney la serie a fumetti Disney Kingdoms, il corto Pixar Sanjay's Super Team e la serie d'animazione di Disney XD Gravity Falls, ecco venir riassunti e approfonditi i singoli panel in articoli dedicati.

Da sinistra, il regista Sanjay Patel e la produttrice Nicole Grindle
Dopo la première al festival d'animazione internazionale di Annency, Francia, Sanjay's Super Team è approdato al Comic-Con con una proiezione che pare abbia conquistato il pubblico lì presente, che era rimasto invece per la stragrande maggioranza deluso da Lava, altro corto Pixar visto al cinema con Inside Out, che non ha convinto a pieno la critica.

Il cortometraggio è ispirato alla storia personale del regista Sanjay Patel, che ha unito quello che amava con quello che ignorava, ed è la storia del piccolo Sanjay, che allontana la cultura indiana dei suoi genitori per avvicinarsi a quella americana dei suoi amici a scuola. Infatti Sanjay preferisce guardare i cartoni in tv che unirsi in preghiera al padre, ma quando è costretto a fare le preghiere mattutine, immagina tre dei indiani prendere vita come fossero supereroi americani, e si ritrova nella sfida tra questi e un mostro fastidioso.

Regista e produttrice con il poster autografato
"Mentre io veneravo i miei dei in TV, lui venerava i suoi al suo santuario", il regista Patel così ha raccontato nel panel. Dopo avere evitato per trent'anni di fuggire alla cultura dei suoi genitori, è stato riaccompagnato alla sua eredità indiana quando una cultura rave più che unica investì San Francisco. I rave sullo stile del Goa trance sono diventati famosi per l'uso di immagini psichedeliche e musica indiana trance, oltre all'uso illecito di droghe. Patel non poté fuggire da questi familiari suoni di campane e canti che risuonavano nella Bay Area di San Francisco, dove Pixar è situata.

"Ho decisamente rifiutato la cultura dei miei genitori. Volevo essere un americano," Patel ha confessato. "Dopo di che c'è stata l'esplosione della cultura rave che mi rimaneva in testa tutto il tempo. Le immagini del Goa trance erano dappertutto sugli album musicali. Mi ha portato a vedere le credenze dei miei genitori in maniera diversa." Solo allora Patel si è avvicinato all'arte e alle storie della cultura di suo padre. "E quando lo feci, grazie a quello che leggevo e vedevo, ho riesaminato e riabbracciato la cultura.

Il corto al panel è stato proiettato ben due volte, la prima all'inizio del panel, e la seconda alla fine. Nel mentre invece il regista Sanjay Patel e la produttrice Nicole Grindle hanno parlato del corto e soprattutto di quanto questo si basi sull'esperienza personale del regista, tra cui un video reazione del padre di Patel. Venuto per la prima volta negli studi Pixar, suo padre non aveva mai visto nessuno dei film a cui suo figlio aveva lavorato, e nemmeno un singolo film in all'incirca quarant'anni. Il video mostra suo padre che cerca di dare la sua reazione al corto, mentre cadeva in lacrime, essendo stato molto preso dal livello personale della storia. Grazie a questo video la quantità emozionale del corto è cresciuta ancora di più, come racconta Peter Sciretta di Slash Film.
La prima volta che il corto è stato proiettato nella sala, pensavo a quanto questo era diverso paragonato agli altri corti Pixar e Disney. Sanjay's Super Team sembra un progetto molto più personale degli altri corti Pixar che lo hanno preceduto. 
La prima impressione che ho avuto dopo la proiezione era ammirazione piuttosto del solito amore che invece provavo vedendo gli altri corti Pixar. Ma ho avuto la fantastica esperienza di guardare il film una seconda volta alla conclusione del panel e ho avuto una risposta completamente diversa. La seconda volta che ho guardato il film ho avuto una connessione emozionale più forte con la storia. Potrei avere anche pianto un pò. 
Quello che è cambiato nella mezz'ora durante la prima e la seconda visione? Pixar ci ha presentato la storia dietro al corto. Conoscendo la storia personale mi ha fatto apprezzare il corto in un altro livello. 
Fonte: Yahoo Movies
Sempre grazie all'articolo di Slash Film, conosciamo dietro le quinte della produzione del corto, ispirato ad un libro illustrato dal regista, Little India, presentato al Comic-Con quasi un decennio fa in una versione preliminare, si espanse dopo essere stato pubblicato da Chronicle Books con il titolo Ramayana: Divine Loophole. Molti animatori Pixar pubblicano libri indipendenti dallo studio, e quindi Patel fece lo stesso, animando in Pixar durante il giorno e lavorando al libro di notte. Pixar stessa si avvicinò a Sanjay per provare a sviluppare un cortometraggio basato sulla sua cultura indù, e, in un primo momento, Patel era esitante sul progetto.

La prima versione del corto era intitolata Thief (ladro), ed era estremamente diversa dal cortometraggio finito. Nel panel hanno mostrato questa versione attraverso degli storyboard, in cui il bambino sta leggendo un fumetto supereroistico che finisce con un cliffhanger. Così, volendo sapere come va a finire la storia, ruba delle monete dalla scatola delle donazioni per andare a comprare il nuovo numero. Ma prima che questo possa accadere, viene catturato da dei preti indù e viene mandato nel mondo delle divinità indiane. E' lì che ha una battaglia sullo stile di quelle dei supereroi, simile a quella che è rimasta nel corto finale. Alla fine viene riportato nella realtà e vede quello che è successo a lui disegnato su un muro. La storia degli dei adesso per lui ha un significato maggiore. Il bambino decide di rimettere a posto il denaro rubato dalla scatola delle donazione, insieme a quello guadagnato. Ritorna così a casa per disegnare il suo fumetto, ispirato agli dei e alla cultura che prima ignorava. Questa è stata la versione che ha presentato a John Lasseter, che invece gli suggerì di raccontare una storia più vicina alla sua infanzia.

Fonte: Twitter @mefitzgerald
Sono stati rivelati anche altri dettagli, oltre al fatto che il corto non ha dialogo e che è accompagnato dalla musica di Michael Danna, dallo stile molto indiano con campane e canti che sono parti della tradizione indù, lo stile del corto, molto stilizzato se guardiamo le immagini, è parzialmente ispirato agli anime giapponesi, dal design degli occhi grandi dei personaggi allo stile dell'azione molto dinamica, i personaggi infatti tirano sfere di fuoco volando in aria, con lo sfondo che sfreccia come un insieme di linee. Infatti le ispirazioni visive di Patel includono tutto dalla tradizionale arte indiana, agli anime fino a 2001: Odissea nello spazio. Con una combinazione tra i colori dei supereroi e una storia filtrata nelle radici del simbolismo indiano, "E' stato così diverso da quello che abbiamo fatto precedentemente," ha raccontato la produttrice Nicole Grindle. "Tutti erano così eccitati e di supporto."

Dopo queste reazioni positive e soprattutto la gravitas che il corto porta con sé grazie alla storia personale del regista, si guarda agli Oscar con speranza, secondo IGN "In generale, Sanjay's Super Team è un grande corto d'animazione che, si spera, sarà ricordato quando sarà tempo di Oscar." Oppure, secondo Business Insider, il corto "è una delle più carine esche da Oscar che non vedevamo da tempo." Pixar non vince un Oscar per il miglior cortometraggio da Pennuti spennati, e non viene nominato da La Luna.
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