giovedì 24 maggio 2012

Intervista a Mark Andrews, regista di 'Brave'

Essere per la prima volta alla regia di un film Pixar non è come essere per la prima volta alla regia da qualsiasi altra parte. Qui c’è la pressione aggiunta di seguire alcuni dei film d’animazione più acclamati della storia recente. C’è anche una strada bella lunga da intraprendere prima di arrivare in cima.

Mark Andrews, regista del nuovo film della Pixar, Brave, ha già lavorato a Il Gigante di Ferro, Spider-Man e ad altri film prima di arrivare alla Pixar nel 2000. Da allora ha lavorato a Gli Incredibili, Ratatouille, Cars e Toy Story 3 in diversi modi. Ha anche co-sceneggiato e co-diretto il cortometraggio One Man Band. Così, quando la regista e creatrice originale di Brave Brenda Chapman ha lasciato il posto di regista, è stato chiamato in causa Andrews ed lui era pronto ed entusiasta per partire per questa nuova avventura.

In un’intervista condotta dal sito SlashFilm Andrews ci parla della pressione nel dirigere alla Pixar e anche della controversia intorno alla vicenda relativa all’uscita della Chapman dal progetto. Si parla anche dei suoi cambiamenti portati al film, del perché Brave è così diverso dagli altri film della Pixar e della sua delusione nei confronti di John Carter, che ha scritto insieme a Andrew Stanton.

Domanda: E’ abbastanza dura essere un regista in generale, ma essere un regista per un film Pixar siccome la Pixar ha un elenco di successi tanto lungo, si tratta di una pressione aggiunta?

Mark Andrews: No per me no, perché lavoro lì da dodici anni e li conosco, e loro conoscono me. Sono stato Capo della Storia e mi hanno approcciato con l’idea di diventare regista mentre stavo lavorando a Gli Incredibili, così ho lavorato molte volte in fase di sviluppo alle mie idee e me l’hanno chiesto. Se avessi voluto quella posizione e me ne fossi uscito dicendo “Hey, io voglio dirigere!” allora credo che ci sarebbe stata molta più pressione per provare me stesso e dimostrare le mie capacità, ma credo di aver già dato prova di me stesso, ed è per questo che me l’hanno chiesto. Così è come se fossimo tutti amici e c’è uno spirito da confraternita e un grande sistema di supporto alla Pixar, del tipo che se mi siedo e dico “Sto andando a fondo! Sto andando a fondo! Sto fallendo e non so cosa mi sta succedendo, ho bisogno di aiuto!” loro sono lì ad aiutarmi. Non diranno mai “Questo tipo è un incapace,” sapete cosa voglio dire? E questo è davvero positivo. 

Hai menzionato di esserti occupato della storia del film e girando per lo studio oggi e parlando con diverse persone, sembra che nell’ultimo anno la storia di Brave sia cambiata parecchio. Qualcuno ha persino detto, “Dopo una proiezione di prova ci sono molti cambiamenti.”

Esatto.

So che non puoi entrare nel dettaglio, ovviamente, ma di che portata di cambiamenti stiamo parlando? Sembra che la storia non sia stata definita completamente se non fino all’ultima settimana a sentire qualcuno. Come è stato? 

Esatto, la storia è cambiata. Si tratta di un sacco di piccole cose, così è come se qualcuno ti conosce e tu prendi e te ne vai per un po’, ti alleni, e nel frattempo loro non ti hanno visto per un bel po’, e poi torni e loro ti dicono “O mio Dio, sembri in ottima forma!” Nel cuore sei ancora tu, ma ci sono molte cose che sono cambiate. C’è qualcosa di diverso? Non necessariamente.

Quello che stava succedendo con la storia quando la gente ci stava lavorando è che c’era molto materiale quando sono salito a bordo del progetto circa otto mesi fa; ho avuto il vantaggio di avere un occhio veramente obiettivo su tutto. La Pixar mi diceva “Ci piace la storia. Ci piace il cuore della storia. Vogliamo mantenere tutti i personaggi e le ambientazioni. Deve solo funzionare meglio. Ci mancano diciotto mesi e il film deve uscire e non è buono come potrebbe essere.” Il mio più grande orgoglio nel lavorare allo studio è che possono fare delle cose del genere per il bene della storia.

Così quando sono entrato a far parte del progetto, l’ho visionato e mi dicevo “Okay, ho solo bisogno di spogliare la storia per capire per prima cosa: di chi è questa storia? E’ di Merida. Ok. Torniamo alle basi con Merida e svuotiamo un po’ tutto il resto. Cosa ha bisogno di imparare? Cos’è il suo arco? Come si muoverà attraverso questa storia? Chi sono i personaggi che la circondano? Chi la ostacola di più? E’ sua madre, vero? Perché?” Ho solo dovuto prendere tutti questi elementi che già avevano, ma focalizzarli e togliere un po’ delle cose confuse. C’era molta più magia all’inizio e la magia stava cambiando l’ambiente. “Ho veramente bisogno di questo per raccontare la storia?” Così ci sono state queste rielaborazioni, questi adattamenti.

E queste sono state tutte le cose che, dopo che Brenda Champman ha lasciato ed è diventato il tuo lavoro, hai dovuto sistemare? Questa era la differenza principale tra le due versioni?

Sì, e c’era anche tutto il nostro famoso “brain trust”. Voglio dire, ogni film a cui lavoriamo alla Pixar attraversa dei cambiamenti simili. Noi ci sediamo, con i registi discutiamo e lasciamo che mettano gli storyboard su bobina. Loro ce li riportano, li guardiamo insieme, ci sediamo intorno ad un tavolo, e parliamo dei vari film e diciamo perché qualcosa secondo noi magrai non funziona, di come potrebbe funzionare meglio, e così facciamo il nostro lavoro con questo metodo anno dopo anno dopo anno dopo anno, proiezione dopo proiezione. Così ogni film passa per questo processo e abbiamo già avuto dei cambi di regia in passato, non si tratta affatto di una novità.

Certo, questa volta è sembrato solo un po’ più pubblico del solito.

Certamente, soprattutto a causa del fatto che questo film ha da subito rappresentato una grandissima novità rispetto agli altri film Pixar.

Assolutamente vero. 

Ma sapete, la Pixar farà quello che è necessario per garantire che i film che escono da qui abbiano sempre una storia fantastica.

Hai sicuramente lavorato a questo progetto per un lungo periodo in diversi aspetti e hai anche lavorato a John Carter vero?

Esatto.

Come sei riuscito a far combaciare le due cose?

Be’ è stato come una catena di montaggio. Avevo appena finito le riprese principali per John Carter nell’estate 2010 e poi ero in fase di sviluppo sui miei progetti personali quando la Pixar mi ha approcciato nell’autunno del 2010 per dare una mano a Brave. Così sono passato da una cosa e ne ho iniziata un’altra, ed è stato divertente. Non ci sono state sovrapposizioni.

Hai avuto tempo per elaborare il disastroso risultato di John Carter? O sei stato troppo occupato per pensarci?

Lo sto ancora elaborando. Ho appena letto un articolo oggi dove dicevano, “Hey, John Carter sta guadagnando!” E’ come “Certo, sta guadagnando perché è buono! E continuerà a guadagnare. Perché c’erano dei dubbi?” E’ come se fossimo stati assassinati, sai?

Sì. Guardando delle immagini ieri ho notato che ha qualcosa di assolutamente pixariano, quel senso magico, ma ti dimentichi quasi che stai guardando dell’animazione, perché è così reale.

Grandioso.

Sicuramente si tratta di qualcosa che avete voluto venisse proprio così?

Certo, be’ c’è un… Quando siamo andati in Scozia c’era una consistenza nella Scozia. C’è una consistenza in ogni cosa e sono sicuro che Steve Pilcher e Tia [Kratter] ne hanno parlato, del fatto che quando ti trovi in quel tipo di ambiente non puoi fare a meno di sentirti dire “Hey, sono davvero qui.” Così lo stile dell’animazione che stavamo portando avanti, abbiamo dovuto movimentarla e anche i nostri animatori, i nostri supervisori Steven Hunter e Alan Barillaro che sono stati supervisori in Wall-E e ne Gli Incredibili. Hanno fatto degli umani prima e dicevamo “Okay, ora dobbiamo fare altri umani. Che cosa possiamo fare per adottare degli standard più alti?” Questa è una delle grandi cose della Pixar e cioè che tutta la nostra troupe, i nostri supervisori, sono sempre alla ricerca di quegli standard più elevati e credo che questo film per la Pixar sia veramente speciale, perché ci stiamo diversificando ulteriormente e stiamo spingendo in avanti l’animazione. Non si tratta soltanto di essere un luogo di innovazione nella tecnologia, no si tratta dell’innovazione di quello che possono essere le nostre storie. Le nostre possono essere un po’ oscure a volte? Ma tutte portano anche grande humor e cuore, e tutti le conoscono e le amano.

Certo, e infatti sei riuscito a fare tutto ciò nei primi trenta minuti del film! E si vede. Un’ultima cosa. Noi siamo sempre ansiosi di sapere che cosa riserverà il futuro per la Pixar e ovviamente tu hai lavorato a questo progetto, ma quanto sei stato coinvolto (se lo sei stato) con il nuovo film di Bob Peterson sui dinosauri o sul nuovo film sulla mente di Pete Docter? Sei stato coinvolto e sai dirci magari qualcosa? Ci lavorerai?

Sono il tizio segreto che in realtà se n’è uscito con tutte queste idee. Sono le mie creature e le seguo da dietro le quinte.

[ride]

No, voglio dire che noi siamo sempre tutti qui. Tutti i registi sono qui per supportare gli altri registi, abbiamo questo sistema, vediamo tutti, ci confrontiamo tra noi, e i realizzatori di un certo film ci fanno vedere cosa stanno realizzando e noi gli diamo le nostre opinioni e i nostri consigli. Questo è il nostro livello di coinvolgimento nei questi progetti.

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