martedì 20 settembre 2011

Intervista a Mark Henn e Tony Bancroft per Il Re Leone 3D

tony-bancroft-mark-henn-sliceMark Henn ("giovane Simba") e Tony Bancroft ("Pumbaa") sono stati due degli animatori che hanno supervisionato Il Re Leone, quando il film è stato prodotto negli anni '90. Con una storia indimenticabile e un'animazione mozzafiato, i personaggi amati ora sono tornati sul grande schermo, per la prima volta in 3D. Questo nuovo formato immerge gli spettatori in queste ambientazioni epiche, come non hanno mai potuto fare prima, e invita le nuove generazioni a provare il "Cerchio della Vita".

Nel corso di una giornata dedicata alla stampa presso la Walt Disney Animation Research Library (ARL), gli animatori Mark Henn e Tony Bancroft hanno parlato con Collider per un'intervista esclusiva a proposito delle loro carriere, di come sono diventati i responsabili per i loro rispettivi personaggi, la cosa più complicata da animare allora, com'è vedere questi personaggi che prendono vita in 3D, e di come le cose siano cambiate da quando hanno fatto il film. 

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Domanda: Come siete diventati animatori? Era qualcosa che avevate sempre voluto fare?

TONY BANCROFT: Ero socialmente inetto e un geek.

MARK HENN: Voleva acchiapparsi le ragazze e pensava che questo fosse un buon modo.

BANCROFT: Non ero un atleta, così ho pensato che, se disegnavo delle immagini divertenti, alle ragazze sarei piaciuto di più.

HENN: No per me è sempre stato un sogno d'infanzia e per molti di noi. Per me è stato sicuramente un'idea con cui sono cresciuto.

Avevate un talento innato in questo, o avete dovuto passare un sacco di tempo affinando il vostro mestiere?

HENN: Sì e no. Disegnavo tutto il tempo, da ragazzino. Mi piaceva andare a vedere i film Disney e mi piaceva vedere l'animazione Disney. Così, ogni volta che avevo la possibilità di afferrare un pezzo di carta e disegnare, lo facevi, in momenti che probabilmente non avrei dovuto disegnare. Mi è sempre piaciuto. Per quanto riguarda l'apprendimento dell'animazione, si è solo trattato di maturazione. Mentre diventato più grande, imparavo di più sull'animazione e esattamente ciò che era coinvolto e chi lo faceva. Non sapevo molto, ma si impara quando si cresce. Per me è un sogno d'infanzia che è diventato realtà.

BANCROFT: Il mio sogno era solo di essere Mark Henn quando sono diventato più grande. Lo idolatravo.

HENN: Oh, poverino.

BANCROFT: E 'stato il mio mentore, per molti anni. Mi basavo su di lui.

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Come avete fatto a finire ai Walt Disney Animation Studios, e come siete stati in grado di crescere come artisti, una volta lì?

HENN: Sono cresciuto in Ohio, e questo era quello che aspiravo a fare. Ho finito per arrivare in California e frequentare il California Institute of the Arts (CalArts). Il programma d'animazione per i personaggi Disney, a quel tempo, aveva solo quattro anni, quindi ero al quarto anno di quel programma. La maggior parte degli insegnanti della prima generazione di questo programma erano gli artisti Disney in pensione, così abbiamo imparato dal meglio. Per due anni a scuola, ero seduto ai piedi di alcuni dei migliori artisti che lo studio aveva da offrire. Quello che succedeva è che ogni anno, lo studio avrebbe rivisto i lavori degli studenti e i film degli studenti. L'obiettivo, a quel punto - e questo è stato nei primi anni '80 - era quello di ottenere un'assunzione dalla Disney. Disney era l'unica protagonista, allora. Così, sono stato assunto dopo il mio secondo anno nel programma, e sono qui da 31 anni.The-Lion-King-3D-Blu-Ray-image-489x600

BANCROFT: Ho avuto un percorso simile. Sono cresciuto disegnando, tutto il tempo, quando ero un ragazzino. Ho iniziato facendo fumetti. Mi sono innamorato di Charles Schultz e disegnavo Snoopy. Questo mi ha portato all'animazione Disney, e scoprii la CalArts. Ci sono andato molti anni dopo Mark, ma fu da lì che mi hanno assunto direttamente per uno stage per la Disney, intorno al periodo de La Sirenetta. Mark e io abbiamo iniziato insieme agli MGM Studios della Disney in Florida. Ho lavorato con Marco, per diversi anni, facendo clean-up dell'animazione e imparando da lui, come mio mentore. E' stato Mark che mi ha veramente insegnato molto sulla disciplina dell'animazione, come animare con passione, e mettere tutto te stesso nelle tue scene e nel tuo lavoro. Ecco perché dò credito a Mark di essere il mio mentore e di avermi insegnato molto, quando ero giovane.

Come siete diventati responsabile per i vostri personaggi ne Il Re Leone?

BANCROFT: E' buffo perché Il Re Leone lo stavano realizzando in un momento in cui lo studio voleva diventare più produttivo, e stavano per cominciare a lavorare su due film allo stesso tempo. Ciò significava un'opportunità per ragazzi come me - la giovane generazione - per muoversi fino ad arrivare alla supervisione di un personaggio. Non era mai stato fatto prima, dove lavoravano a due film, allo stesso tempo. Pocahontas e Il Re Leone sono stati realizzati allo stesso tempo, e molti degli animatori più maturi e esperti si concentravano su Pocahontas, salvo per gente come Andreas Deja e Mark Henn, che sono rimasti. Hanno dovuto assumere per forza una nuova serie di animatori per Il Re Leone, il che è stato grande per me. Adoravo questa cosa. Mi sono proposto inviando un video di tutte le mie scene che avevo realizzato per i recenti film della Disney. Avevo appena finito Aladdin, avevo animato il personaggio di Iago, e pensavo che forse avrei potuto ottenere di poter animare un altro personaggio di un uccello parlante, così ho provato per Zazu. E, i registi avevano visto qualcosa di più in me di quello che io stesso avevo visto, e mi hanno affidato il personaggio di Pumbaa, che è stata un'occasione più grande di quanto mi aspettassi. E' stato uno dei giorni più belli della mia vita, quando ho scoperto che avevo ottenuto il personaggio di Pumbaa. Ero così emozionato e spaventato, allo stesso tempo. La cosa bella era che quella era la sensazione che molti di noi aveva. A differenza di Mark Henn, che aveva ottenuto la supervisione di un personaggio, molte volte prima, così tanti di noi erano nuovi, che ha reso accettabile e giusto sentire che stavamo per fare qualcosa di nuovo, per la prima volta. Sembrava di respirare l'aria di un dormitorio del college, per un sacco di tempo. Scherzavamo, ridevamo e ci divertivamo, facendo qualcosa che ci appassionava, e che probabilmente ci avrebbero pagato per fare. Ci siamo divertiti così tanto. Non diteglielo ora, naturalmente. Ma, è stato un periodo unico e speciale, e credo che il film risuoni proprio a causa di questo.

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HENN: Ero già esperto in questo, a quel tempo. Stavamo per iniziare Aladdin e, subito dopo aver finito il mio lavoro per La Sirenetta, sono sceso con un gruppo di artisti per essere il nucleo dello studio in Florida, nel 1989, così ero già stato lì da diversi anni. Ero in viaggio di ritorno a Burbank quando stavamo sviluppando Aladdin, e Il Re Leone era già in fase di sviluppo preliminare. Ero davvero molto interessato a fare Scar. Avevo parlato con il produttore, Don Hahn, a questo proposito e avevo condiviso le mie idee, ma lui, con la sua saggezza molto tranquilla e diplomatica, mi ha portato lontano da questo e mi disse che, mentre si sentiva molto fiducioso che avrei potuto fare Scar e che l'avrei fatto sicuramente molto bene, avevano già altre persone che potevano fare Scar. Ma, ciò che era davvero fondamentale nella sua mente - e ho dovuto prenderlo in parola - era Simba. Mi ha detto: "Se Simba non funziona, allora il film non funziona. Simba è la chiave di tutto." Come fai a dire di no a questo? Così, sono stato felice di accettare quel ruolo. E 'stato qualcosa di diverso rispetto a fare una protagonista femminile, e ne avevo fatto due o tre di fila, a quel punto, e così avere quella pausa è stato un bel cambiamento di ritmo. E poi tutto è andato benissimo. Avevamo il grandioso lavoro di Jonathan Taylor Thomas, che ha dato la voce a Simba. E' stato un gruppo di animatori prevalentemente di nuova formazione e ai supervisori che hanno avuto quest'opportunità, perché lo studio era diviso in due produzioni. Andreas [Deja] ed io eravamo probabilmente i più anziani del gruppo, avendo avuto questa esperienza prima. E' stato fantastico. Io tendo a gravitare verso i personaggi principali che hanno il viaggio più grande da compiere e la massima oscillazione emozionale del film. E' sottile. Non sono sempre i personaggi più divertenti, ottenendo il numero più grande di risate, ma sono importanti e bisogna averli. Questi sono il genere di personaggi che trovo molto interessante, e Don [Hahn] lo sapeva perché avevo lavorato con lui prima su un paio di altri film, così credo che abbia fatto la scelta giusta.

Allora qual era stata la cosa più complicata per voi da animare?

HENN: Puramente da una sfida tecnica, gli animali animati sono stati una sfida. Lo è sempre. Abbiamo passato molti mesi con animali veri, in studio e negli zoo. Avevamo degli esperti. Avevamo dei momenti che stavamo soltanto seduti e disegnavamo. Abbiamo avuto modo di mettere le mani anche su alcuni leoni a dire il vero. Avevamo dei cuccioli in Florida sono stati portati allo studios. Questo era tipo come Bambi, per noi. Volevamo ottenere gli stessi personaggi unici e lo stesso fascino, ma avevano bisogno di essere basati sulla realtà di ciò che rende questi animali ciò che sono. Che cosa rende un leone, un leone? Che cosa rende un facocero, un facocero? Questa è sempre stata una vera sfida.

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Come ci si sente a vedere questi personaggi portati adesso in 3D?

HENN: E' una sorta di completamento. Se avessimo avuto questa tecnologia allora, probabilmente lo avremmo fatto originariamente in stereo e in 3D. Adesso, quella fuga di gnu precipitosa ti fa sentire come se stessi scappando pure tu. Sei lì, nel mezzo di tutto, con Simba. E'stato incredibile allora, e lo è ancora di più ora. Prende quello che c'è e lo porta ad un nuovo livello.

Come è cambiata l'animazione per voi dopo Il Re Leone? Come è diverso ciò che si fa oggi rispetto a come ci si approcciava alle cose allora?

BANCROFT: Non è molto diverso. L'animazione tradizionale 2D disegnata a mano, come l'abbiamo fatta ne Il Re Leone, non è cambiata più di tanto. La tecnologia aiuta dal punto di vista degli elementi finali del colore, della fase della colorazione, e cose del genere, ma l'essenza di un disegno sopra un altro, che crea emozione, un personaggio e la vita, è davvero il quello che facciamo ancora adesso, al giorno d'oggi. Sono sempre 24 disegni al secondo, proprio come lo era allora. Non diventa nè più facile, nè più difficile. Ma è la passione che porti con te. Ciò che spinge me e Mark è l'amore del disegno, l'amore di creare grandi personaggi, e di lavorare a questi film senza tempo, e nulla di tutto ciò è cambiato. Per noi, non è troppo diverso.

HENN: Il cuore della animatore non cambia, e non dovrebbe cambiare. E' solo che alcuni degli strumenti intorno a lui o lei si sono evoluti. Per quanto riguarda il disegno, noi non mandiamo più le nostre scene al reparto camera. Ora vengono acquisite e digitalizzate. E vediamo le cose sullo schermo di un computer invece che su uno schermo video, come quando giravamo i test video. Per tutte queste cose periferiche, la tecnologia ha aiutato o reso le nostre vite un po' più facili. Ma, l'artista dell'animazione a mano, è ancora un pezzo di carta, una matita e l'artista, e quella relazione. Il disegno è la recitazione. Persino in CG, i principi sono gli stessi. E' solo che i mezzi alla fine sono un po' diversi. Si tratta di uno strumento diverso, ma il risultato che volete è lo stesso. Si vuole ancora creare personaggi che sono unici, e con cui il pubblico possa identificarsi e possa ricordare. E una cosa grandiosa.

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