martedì 16 agosto 2011

La riconversione in 3D de 'Il Re Leone'

BadTaste.it presenta un interessantissimo articolo tratto da Collider.com sul tanto atteso ritorno sugli schermi de Il Re Leone, che uscirà a novembre sui nostri schermi in 3D, per poi esordire anche in Blu-Ray 3D a inizio dicembre.

L’articolo di Andrea Francesco Berni è dedicato al risvolto tecnico dell’interessantissimo processo di riconversione della pellicola in tridimensionale. Ci sono anche delle immagini molto significative che illustrano alcune fasi di questo processo, e la Disney le ha inviate a diversi siti americani. Le diverse fasi per la riconversione di una pellicola tradizionale in 3D comprendono l’analisi di ogni singola immagine, l’annotazione della profondità dai vari livelli (vedi immagini appena qui sotto), l’applicazione di filtri in modo da poter evidenziare e differenziare il primo piano dallo sfondo e da ciò che si trova in mezzo a questi due livelli.

<p>La mappa 3D creata dallo stereografo Robert Neuman. I numeri positivi si riferiscono alla quantit&agrave; di pixel dell&#39;immagine che emergeranno dallo schermo, quelli negativi si riferiscono alla quantit&agrave; di pixel dell&#39;immagine che arretreranno in profondit&agrave;, creando la sensazione di tridimensionalit&agrave;.</p><br />

<p>La mappa 3D creata dallo stereografo Robert Neuman. I numeri positivi si riferiscono alla quantit&agrave; di pixel dell&#39;immagine che emergeranno dallo schermo, quelli negativi si riferiscono alla quantit&agrave; di pixel dell&#39;immagine che arretreranno in profondit&agrave;, creando la sensazione di tridimensionalit&agrave;.</p><br />

La mappa 3D creata da Robert Neuman. I numeri con il + si riferiscono al numero di pixel dell'immagine che emergeranno dallo schermo, quelli con il - si riferiscono alla quantità di pixel dell'immagine che arretreranno in profondità, creando la sensazione di tridimensionalità.

<p>La scena originale in 2D.</p><br />

<p>La scena originale in 2D.</p><br />

La scena originale in 2D.

<p>L&#39;immagine finale in scala di grigi. E&#39; la rappresentazione computerizzata della profondit&agrave;: le parti pi&ugrave; scure sono quelle pi&ugrave; lontane e profonde, quelle pi&ugrave; chiare sono quelle pi&ugrave; vicine allo spettatore.</p><br />

<p>L&#39;immagine finale in scala di grigi. E&#39; la rappresentazione computerizzata della profondit&agrave;: le parti pi&ugrave; scure sono quelle pi&ugrave; lontane e profonde, quelle pi&ugrave; chiare sono quelle pi&ugrave; vicine allo spettatore.</p><br />

L'immagine finale in scala di grigi. E' la rappresentazione computerizzata della profondità: le parti più scure sono quelle più lontane e profonde, quelle più chiare sono quelle più vicine allo spettatore.

Qui sotto trovate uno stralcio dell'intervista con lo stereografo Robert Neuman, che ha supervisionato la conversione di questo grande film animato.

Cosa aggiunge a un film animato come Il Re Leone la riconversione in 3D?
Dal mio punto di vista come filmmaker, l'aspetto più importante di un film è la storia. Ero sicuro che, con il 3D, avremmo aggiungo qualcosa di più al modo di raccontare questa storia. Altrimenti non sarei stato interessato al progetto. Sapevo che potevamo prendere un classico e migliorarlo, ed è quello che abbiamo fatto con Il Re Leone 3D.

Cosa fa uno stereografo?
Per Il Re Leone 3D il mio ruolo è seguire tutti gli aspetti 3D della direzione della fotografia. Ho progettato il look 3D del film, incluso l'aspetto dei personaggi in 3D, cosa doveva stare in primo piano e cosa doveva stare lontano, e come sarà il 3D quando lo vedrete. Ho trovato anche un modo per valorizzare la narrazione attraverso l'aggiunta di profondità, che era di importanza vitale.

E come si utilizza la profondità come strumento narrativo?
Il mio approccio è stato quello di creare una partitura di profondità, proprio come un compositore crea una partitura musicale. Un compositore utilizza i crescendo e i diminuendo per accompagnare il contenuto emotivo del film. Ho cercato di fare la stessa cosa con la profondità nel film.

E come hai fatto?
Per fare questa cosa, ho creato una mappa lungo tutta la storia del film. Ho quantificato la mappa in una scala da uno a dieci. Al livello un stavano le scene con contenuto emotivo minimo, come una scena descrittiva. Al livello dieci c'erano le scene con contenuto emotivo elevato, come una grossa scena d'azione o una svolta decisiva. E' la mia "sceneggiatura della profondità". Poi ho equiparato la profondità stereoscopica con quella emotiva. In altre parole, le scene che nella mappa emotiva avevano "10" ottenevano la profondità massima, quelle con "1" avevano profondità minima. Inoltre, se in una scena lo spettatore deve sentirsi distaccato dal personaggio, posizionavo questo personaggio il più lontano possibile sullo sfondo, e viceversa. In questo modo il 3D non è stato utilizzato a caso, ma come parte della narrazione.

Quali altri compiti hai avuto come stereografo?
Ho dovuto anche controllare la qualità della visione 3D e il comfort degli spettatori nel vedere il film. Ci sono molti film 3D che non prendono in considerazione questo aspetto: bisogna mantenere una continuità nella profondità, inquadratura dopo inquadratura, senza stancare gli occhi durante le scene d'azione.

Quanto tempo avete impiegato a convertire il film in 3D?
Quattro mesi, con un team di 60 artisti ai quali aggiungere me e quattro supervisori alle sequenze.

Qual è stato il primo passo nella conversione?
Il nostro team di tecnici ha dovuto prima de-archiviare l'intero film originale. Il Re Leone è stato uno dei primissimi film a essere creati con un sistema di inchiostri digitali pioneristico, e un sistema di colorazione sviluppato dalla Disney e chiamato CAPS. Prima di questo sistema, tutto doveva essere dipinto a mano e fotografato su più livelli. Il team ha convertito il vecchio sistema in immagini che potessimo utilizzare. A quel punto abbiamo iniziato la conversione.

Qual è stata la scena più difficile da convertire in 3D?
La fuga degli gnu. C'erano moltissimi effetti ed elementi aggiuntivi in quella sequenza, oltre a un'intera orda di gnu da gestire. Abbiamo anche scoperto che alcuni personaggi erano più difficile da gestire di altri: le idiosincrasie del design dell'uccello Zazu sono state molto problematiche, a causa delle parti spigolose del suo becco, delle ali e della coda. I dettagli angolosi e spigolosi sono più difficili da gestire rispetto agli elementi più toneggianti di altri personaggi come Simba e Mufasa.

La versione cinematografica 3D sarà la stessa che vedremo in Blu-Ray Disc?
E' praticamente la stessa, abbiamo dovuto ritoccare e avvicinare un po' la versione home video perché lo schermo televisivo non è grande come quello cinematografico. Abbiamo preso le immagini finali e le abbiamo avvicinate di qualche pixel.

Quanto sono stati coinvolti i filmmaker originali?
Una delle cose grandiose del lavorare a questo progetto è stato il fatto che abbiamo potuto contattare i registi originali. Roger Allers e Rob Minkoff, oltre al produttore Don Hahn, sono stati molto collaborativi.

Vedremo altri classici Disney animati riconvertiti in 3D?

Di certo è una possibilità, ma non è stato ancora deciso niente. Abbiamo la tecnologia disponibile, ma non ci sono piani specifici per fare qualcosa d’altro al momento. Personalmente sarebbe fantastico vedere qualcosa come Biancaneve e i Sette Nani prendere vita in 3D. Tengo le dita incrociate che possa accadere magari un giorno – e magari di poter avere la possibilità di lavorarvi.

Fonte: BadTaste.it, Collider

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