giovedì 23 giugno 2011

Cars 2: la recensione di 'Toronto Star'

Cars 2: Spremere succo fresco da un limone

a659b820459a8083b0a2637031c9 Commedia animata con le voci di Owen Wilson, Larry the Cable Guy, Michael Caine, Emily Mortimer e John Turturro. Diretto da John Lasseter e Brad Lewis. 120 minuti. Esce il 24 giugno nei cinema USA.

“Accetta lo stupido dentro di te!” grida un’auto cattiva ai suoi tirapiedi nel film a tema spionaggio Cars 2, e la Pixar sfacciatamente segue lo stesso sentiero.

La fabbrica dei cartoni mette in pista un seguito per il suo film del 2006, spremendo del succo extra da una proprietà ritenuta dalla maggior parte dei critici come l’unico punto nero della storia della Pixar.

Cars 2 trova trazione con una storia sullo stile della saga di 007, anche se le pagliacciate puerili del carro attrezzi Cricchetto, interpretato da Larry the Cable Guy, mantiene il franchise più per bambini che per adulti.

Cars è stata la rara svista della ditta dietro alcune gemme per tutte le età come Toy Story 3, WALL-E e Ratatouille. Ha irritato John Lasseter, il capo della Pixar e il co-regista di Cars, il fatto che i pareri della critica erano diversi quando il suo film più personale che riguardava una delle sue più grandi passioni (le auto) arrivò nelle sale come un vecchio cartone stile Wacky Races piuttosto che un filmone in grande stile.

Piuttosto che rottamare le sue creazioni, Lasseter e il suo co-regista Brad Lewis cercano di energizzarli con una trama più emozionante – per coincidenza lo stesso cammino seguito con profitto da Fast Five all’inizio dell’estate per ravvivare la serie di Fast and the Furious, un altro franchise di macchine rimasto ad un punto morto.

Cars 2 lascia la fittizia Radiator Springs, la culla della storia del suo predecessore, per una storia che combina lo spionaggio con un giro del mondo vertiginoso delle gare del Grand Prix, alcune più realistiche di altre.

Il film apre in stile James Bond, con una Aston Martin (naturalmente) di nome Finn McMissile, con la voce di Michael Caine, che cerca di infiltrarsi in una torre di trivellazione nel bel mezzo dell’oscuro e tempestoso Oceano Pacifico. Alcuni traffici loschi sono stati messi insieme, e Finn vuole contrastarli con l’aiuto del suo contatto di Tokyo, la Jaguar Holley Shiftwell (Emily Mortimer), una spia che sta facendo apprendistato.

Allo stesso tempo nel loro ritiro nel deserto di Radiator Springs, l’auto da corsa Saetta McQueen (Owen Wilson) e il suo compare carro attrezzi Cricchetto si stanno preparando per la loro avventura internazionale.

McQueen ha accettato la sfida del miliardario SUV Sir Miles Axelrod (Eddie Izzard) di competere nel suo nuovo World Grand Prix. Riabilitato magnate del petrolio, Axerold ha creato la gara per promuovere Allinol, il suo nuovo combustibile verde e pulito che sostituisce il petrolio. McQueen ha bisogno di un po’ di persuasione per unirsi alla gara, e più di una spinta per portare con sé il suo amico Cricchetto così tanto soggetto ad incidenti.

I fili della contorta trama sono messi insieme mentre McQueen e Cricchetto viaggiano attraverso visioni animate brillantemente interpretate del Giappone, Francia, Italia e Inghilterra trattando le solite differenze culturali tutte con un tema automobilistico – come ad esempio dei furgoncini che fanno sumo a Tokyo.

Mentre McQueen si concentra sulle gare, e nel battere il suo nuovo rivale Francesco Bernoulli (un’auto italiana di Formula Uno con la voce di John Turturro), Cricchetto si ritrova ad interpretare un Cary Grant in Intrigo Internazionale in versione automobilistica.

Viene scambiato per una spia non solo da Finn e Holley (con cui Cricchetto è dolce), ma anche dal cattivo genio del Professor Z (Thomas Kretschmann), una Trabant che indossa un monocolo con delle sinistre intenzioni riguardo al World Grand Prix.

I seguaci del Professor Z includono due veri stupidi motorizzati, una AMC Gremlin (Joe Mantegna) e una AMC Pacer (Peter Jacobson di House).

Cricchetto ottiene così tanto tempo sullo schermo, che Saetta sembra soltanto marginale in questo film. (Almeno non udiamo il suo irritante grido “ka-chow” così spesso, che deve essere stato un sollievo anche per Owen Wilson.)

Da questo frangente, l’andatura comincia a consumarsi per Cars 2. Lo scenario costantemente mutevole e l’eccessivo affidamento del film nelle mani dell’idiozia di Cricchetto si combinano per produrre un qualcosa di assolutamente non comune ai migliori film della Pixar.

Battute multiple sulle toilette e le funzioni del corpo annacquano le risate, e così fanno anche gli strenui tentativi di avere le auto che fanno ciò che normalmente solo gli umani possono fare. Ma almeno alcune delle scelte sono ingegnose, come l’aggiunta di una canzone di Cars nella colonna sonora (“You Might Think,” cantata dai Weezer).

La storia di spie di Cars 2 è ok, ma la sottotrama del combustibile verde ha come effetto quello di lasciare il pubblico che si chiede se dovrebbe sostenere il vecchio combustibile oppure imparare a convivere con quello nuovo.

Tutto fa arrivare alla domanda del perché Lasseter è così parziale per questo franchise. Il suo fascino duraturo per le automobili è probabilmente la risposta.

Qualunque sia la ragione, Lasseter sembra felice di accettare Cars e i suoi spin-off come un prodotto Pixar destinato principalmente al pubblico più giovane, specialmente da quando il franchise vende vagonate di giocattoli.

Quando il denaro vince sull’arte, a volte è buono abbastanza solo per far girare le ruote.

Di Peter Howell, critico cinematografico del Toronto Star

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