mercoledì 27 aprile 2011

Alla scoperta di ‘African Cats’, un viaggio incredibile nella savana

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Nella savana africana, gli abitanti sono al sicuro almeno quanto sono affilati i loro denti. Fang, il leader di un branco di leoni, viene colpito duramente in un combattimento ed è messo male. E come il suo regno, il suo incisivo destro ora penzola incerto. Ma l’ascesa e la caduta di un re leone non è l’unica storia che African Cats ci racconta, una storia d’ispirazione, almeno quanto gli animali che la dipingono.

Ambientato sullo sfondo di uno dei luoghi più selvaggi del pianeta, African Cats, nei cinema americani dal 22 aprile, si incentra sul viaggio reale della vita di due magnifiche regine feline. Una è Mara, una giovane leonessa che sta cercando il suo posto bel branco di Fang, e l’altra è Sita, una madre ghepardo con cinque cuccioli.

Ma le storie raccontate dal film, proprio come i temi esotici a macchie e strisce che copre gli stessi animali, sono rare e bellissime. “Devi trovare un animale, seguirlo e sperare che gli succeda qualcosa di interessante,” afferma Don Hahn, produttore esecutivo della Disneynature. “Non puoi fe042111_NF_FS_AfricanCats_feat2rmare un leone e chiedergli, ‘Sarà interessante la tua storia nei prossimi due anni?’ Devi speculare su cosa credi succederà, e questo è il motivo per cui questi cineasti sono incredibili."

A catturare tutto il dramma della savana mentre veniva alla luce ci sono i co-registi del film, Keith Scholey, un zoologista cresciuto nella parte Est dell’Africa e conosciuto per lo speciale della BBC Natural World and Wildlife on One series, e Alastair Fothergill, il produttore della serie Planet Earth per Discovery Channel. "Le vite di questi animali è sicuramente shakespeariana," afferma Keith. "Hanno questi grandiosi, viaggi drammatici che intraprendono." Ad unire ognuna delle indimenticabili scene con potenti e interessanti parole c’è il narratore del film, l’attore Samuel L. Jackson.

Chiunque vedrà questo nuovo documentario della Disneynature, è certo che rimarrà estasiano da come questo film amalgama l’epicità con una narrativa molto intima. Dopo aver prodotto degli eccellenti documentari televisivi ora Alastair approda sul grande schermo.

“Ho tenuto tutta la squadra che stava lavorando con me a questa produzione per farla pensare in maniera cinematografica. Questo - perché African Cats sarebbe stata una produzione cinematografica, piuttosto che qualcosa che stavamo girando per la televisione – e quindi questa volta avevamo un lavoro completamente diverso da fare. E per farlo ben tenere presente in mente ogni volta che impostavano le loro inquadrature,” spiega Fothergill. 

E non c’è da pensare che visto che il tempo a disposizione era maggiore di quello per un prodotto televisivo, il tutto è stato facile, durante questi due anni e mezzo che i cineasti hanno passato girando nella riserva naturale del Masai Mara in Kenya. La cosa che va tenuta in considerazione è che quando si scrive una sceneggiatura per un documentario naturalistico che si vuole realizzare, gli animali non sono attori che si possono dirigere. Questo significa che bisogna essere molto attenti quando si selezionano gli argomenti per il film.


Questo è il motivo per cui Alastair e la sua squadra si sono concentrati su Sita e i suoi cinque cuccioli. Dato che questa madre ghepardo avrebbe dovuto superare diverse difficoltà mentre cercava di nutrire e proteggere una prole del genere … Bè, Fothergill sapeva che ci sarebbe stato del dramma in quelle scene. Allo stesso modo - dopo aver osservato ben venti diversi branchi di leoni che hanno la loro casa in quella parte di savana - i felini africani nel branco guidato dall’anziano maschio Fang.

Visto che la salute di Fang deteriorava rapidamente, ci si poteva benissimo aspettare che durante il periodo di tre anni di riprese, ci sarebbe stato un cambio di leadership all’interno di quel branco. E i cineasti ci avevano visto lungo, visto che è andata proprio così.

Pochi di noi avranno mai la possibilità di sperimentare di prima persona la bellezza naturale che giace nel paradiso nascosto della riserva nazionale del Masai Mara in Kenya. E ancora meno persone avranno mai la possibilità di dare uno sguardo intimo nelle vite degli animali che ci vivono. "Volevamo replicare l’esperienza di essere davvero nella savana," afferma Keith. African Cats dà la possibilità a tutti di essere in un safari dalla comodità e sicurezza di una poltroncina di un cinema. "Con la colonna sonora e un grande schermo cinematografico possiamo far sentire come se fosse la realtà," afferma.

Ma non tutto si è evoluto per diventare ciò che ci si aspettava. Infatti, nell’aprile del 2008 quando questo documentario della Disneynature era appena stato annunciato, questo progetto allora era intitolato “Big Cats” e avrebbe dovuto essere la storia di tre madri: una leonessa, un leopardo e un ghepardo, mentre esplorano il loro mondo nelle grandi distese africane. Questo film secondo la press release di allora avrebbe dovuto mostrare “come questi magnifici animali sopravvivono mentre proteggono e insegnano ai loro cuccioli come cavarsela in questo mondo selvaggio.

I ghepardi non fanno parte del film finito proprio perché i cineasti stavano girando delle immagini davvero spettacolari dei ghepardi e dei leoni che sarebbero stati il focus primario del documentario.


Grazie ad una innovativa tecnologia Alastair e il suo team sono riusciti ad ottenere delle inquadrature di primi piani degli animali mentre volavano sopra di loro in elicottero. Mettendo una telecamera in fondo ad un braccio metallico sul retro di una jeep, i cineasti sono riusciti ad avere la cinepresa alla stessa altezza di leoni e ghepardi, consentendogli di potersi muovere insieme a loro. In pratica dando allo spettatore il senso di cosa si proverebbe a camminare fianco a fianco con queste magnifiche creature.


Il lavoro più difficile è arrivato quando si è trattato di riscrivere e perfezionare il “copione naturale”, montando il tutto spulciando tra le oltre 250 ore di girato e tra i vari chilometri di pellicola. Questo per poter arrivare al finale felice che tutti volevamo vedere… Il tutto senza mai interferire con la vita degli animali, senza mai modificare quel delicato equilibrio che esiste in quel meraviglioso angolo di paradiso selvaggio.

Come qualsiasi altro film hollywoodiano, in African Cats ci sono eroi e cattivi. E sono i cattivi che ti fanno balzare dalla poltrona. Uno è interpretato da un potente e aggressivo leone che viene dalla parte a nord del fiume, di nome Kali. Con i suoi quattro cuccioli, Kali mette a dura prova ripetutamente la forza di Fang, con la speranza di guadagnare controllo del branco del Fiume. Per sita e i suoi cuccioli, gli avversari invece arrivano in massa. Di notte, le iene, con i loro latrati e ululati, si aggirano presso la sua tana in cerca dei suoi cinque piccoli. “Volevamo renderlo drammatico così da poter sentire che cosa stesse attraversando," afferma il co-regista. “C’è stata una notte mentre stavamo girando e pensavamo, questa sarà la fine di tutto per loro. Perderà tutti i suoi cuccioli." In cima alla lista dei loro nemici naturali, ci sono coccodrilli, ippopotami e altri felini africani, senza menzionare il durissimo ambiente circostante che rende la vita in Africa una vera soap opera senza fine.

E visto che questa è una true-life adventure (un’avventura vera della vita), il buono non sempre vince. "Non sai cosa succederà,” dice Keith. "E’ emozionante e a volte angosciante, ma è incredibilmente emozionante. A volte assisti a qualcosa e ogni osso del tuo corpo ti dice che dovresti provare a intervenire, ma non devi." Infatti i cineasti hanno una regola severa: Non importa cosa accade, la troupe non deve interferire con gli animali in nessun modo.

Durante la prima settimana di programmazione tramite la campagna See African Cats, Save the Savanna, una porzione degli incassi dalla vendita dei biglietti verrà donata all’African Wildlife Foundation attraverso il Disney Worldwide Conservation Fund. I fondi assicureranno il futuro di leoni, ghepardi, elefanti, zebre, giraffe e altri animali nella savana africana. "Voglio solo che la gente finisca con l’amare questi animali e li possa veramente capire," conclude Keith. "Una volta che pensi a qualcosa e gli dai un valore, comincia a pensare che forse è meglio conservarlo. La nostra speranza è di far capire al pubblico che questi animali sono davvero molto molto speciali."

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