giovedì 22 luglio 2010

La Disney vuole di più con meno

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La Disney rivoluzionerà i suoi studi cinematografici, tagliando il numero dei film a grosso budget per garantire maggiori profitti da un minor numero di titoli.

La Società di media più grande al mondo insisterà nel produrre film che costano non più di circa 100 milioni di dollari per dimostrare che i loro personaggi possono essere venduti in tutto il mondo come prodotti di consumo di massa.

Gli analisti ritengono che la decisione sia parte di una tendenza generale di Hollywood per salvaguardare i profitti e potrebbe portare alla produzione di un minor numero di film non commerciali.

Anche se in tutto il mondo gli incassi al botteghino sono aumentati quest'anno, il calo delle vendite dei DVD ha colpito duramente la Disney. La Casa del Topo, come è nota la Disney, ha realizzato 175 milioni di dollari di profitti dal reparto dei film lo scorso anno, in netta diminuzione rispetto al miliardo di dollari di profitti del 2008. La società ha tagliato il proprio budget di produzione cinematografica di 600 milioni di dollari l’anno.

Rich Ross, il nuovo capo dei Disney Studios, che ha un background televisivo, insisterà sul fatto che i personaggi lavorino di più. Film ad alto budget non saranno realizzati a meno che non abbiano una predisposizione per la TV, il mercato dei DVD, dei giochi online, per le attrazioni dei parchi a tema e per il settore dei prodotti di consumo quali abbigliamento, giocattoli e articoli per la casa per i più piccini.

I film usciti l'anno scorso che con le nuove regole ora non sarebbero stati realizzati includono Bolt, un film d’animazione acclamato dai critici, G-Force una commedia d'animazione in 3D, e A Christmas Carol, con protagonista Jim Carrey. Ross si crede abbia tagliato dei progetti compresi Wedding Banned, una commedia con Robin Williams, e un sequel del film di successo Svalvolati on the Road del 2007.

Bob Iger, amministratore delegato della Disney, ha rinnovato l'attività di distribuzione della società, dando alla divisione europea maggiore autonomia. Iger espanderà gli studios Pixar, responsabili per l'acclamata saga di Toy Story, e la Marvel, la sua recente acquisizione dei famosi personaggi dei fumetti, in una spinta per conquistare sempre di più il pubblico giovanile di sesso maschile.

Allo stesso tempo la Disney sta anche vendendo la Miramax, il suo studio responsabile per i film premio Oscar come ‘Il paziente Inglese’ e ‘Non è un paese per vecchi’. Valore di mercato tra i 600 e i 700 milioni di dollari. "Miramax ha realizzato un certo tipo di film che non si adattava più alla nuova strategia della Disney", afferma un analista. "Disney significa qualcosa per i consumatori e questo è un vantaggio competitivo. Ma vale di più un ‘Toy Story’ di un ‘Non è Un Paese Per Vecchi’".

David Hancock, direttore del cinema alla n Digest, la società di ricerca, afferma che gli studi di Hollywood hanno avuto la volontà di liberarsi delle divisioni specializzate nella produzione di film indipendenti. "In generale i film [più redditizi] sono quelli a basso o ad alto budget," afferma. "Il settore dei film a medio budget è difficile da far funzionare. E 'estremamente importante culturalmente che questi film continuino ad essere realizzati, ma possibilmente non all'interno del sistema di uno studio."

Disney sta proseguendo con i suoi marchi di successo. Toy Story 3 ha incassato in tutto il mondo 630 milioni di dollari finora, di cui 37 in Australia, mentre le vendite al dettaglio di quest'anno derivate dal film sono stimate pari 2.4 miliardi di dollari. I rivenditori hanno venduto oltre 3,5 milioni di prodotti legati a Toy Story dal 18 giugno.

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Ci riserviamo tutto il diritto di rispondere male a chi si lamenta che è finita la fantasia a Hollywood solo perché stanno facendo un sequel di Mary Poppins. Che poi voglio dire, è tratto dai romanzi originali di P.L. Travers, sono passati più di cinquant'anni, e c'è Lin-Manuel Miranda che farà cose, che problema avete?

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