mercoledì 16 giugno 2010

L’uomo dietro ai film in 3D della Pixar

image A Hollywood in questi ultimi tempi, la corsa per far uscire film in 3D è partita alla grande. In parte, è un modo per poter ottenere ancora maggiori indiscrezioni intorno ad un film, ma è anche una fonte di guadagno aggiuntiva perché i cinema fanno pagare di più uno spettacolo in questo formato.

Alla Pixar questa serie di ragionamenti non sono di primaria importanza, e quando Toy Story 3 uscirà venerdì sarà offerto sia in 3D che in 2D, ma il 3D non sarà il grande evento. Il grande evento sarà il film stesso con la sua storia e i suoi personaggi che vedremo per l’ultima volta sullo schermo. In realtà, l’anno scorso la Pixar ha lavorato per accrescere l’interesse nel nuovo film promuovendo un film doppio con Toy Story e Toy Story 2, entrambi in 3D (distribuito ahimè soltanto in certe parti del mondo e cancellato in Italia.

Per questo autunno ci si aspetta che in tutta l’America ci possano essere circa 5.000 schermi compatibili con il 3D, in aumento rispetto ai 4.000 di marzo. E anche se non c’è paragone con i 10.000 schermi a proiezione tradizionale, c’è di certo una bella crescita nel campo del 3D.

image La tecnologia, naturalmente, è molto importante alla Pixar, e ci sono molte persone impegnate ad aiutare lo studio a infrangere nuove barriere con i suoi film. E Toy Story 3 non è di certo diverso. Ma quando si tratta di prendere decisioni che riguardano film 3D, la Pixar si appoggia molto a Bob Whitehill, il supervisore della tecnologia stereoscopica 3D dello studio. Fare la versione 3D di un film animato come Toy Story 3 non è affatto un compito facile, ha spiegato Whitehill. In parte è dovuto al fatto che mettere insieme la versione 3D significa praticamente parlando, che lui e la sua squadra devono usare il complesso potere dei computer della società per creare due versioni separate del film – la versione dell’"occhio sinistro" e la versione dell’"occhio destro". E questo, come spiega Whitehill può portare ad una serie di diversi problemi se le immagini non combaciano alla perfezione.

Whitehill è stato di recente intervistato e ha parlato di tantissime cose, compresa la famigerata "Mafia dei Stereografi" un gruppo di professionisti del 3D di tutta Hollywood che si incontrano di tanto in tanto e condividono la loro saggezza comune tra di loro. Ha anche ammesso che la Pixar a volte tralascia di inserire un 3D troppo approfondito per essere cauta sul metodo di presentazione di un loro film. Ma con Toy Story 3 e con il meraviglioso corto che lo precede, “Day & Night” che stanno arrivando entrambi nelle sale mondiali e che dimostreranno che cosa lo studio è in grado di fare con il 3D, e garantiranno con molta probabilità che Whitehill e la sua squadra riceveranno presto una bella pacca sulle spalle da tutta l’industria.

image Whitehill continua dicendo che secondo lui alla Pixar ci si preoccupa un po’ meno per l’effetto 3D che della storia e delle emozioni che può provocare. Quindi l’uso del 3D non esiste per loro per accentuare un effetto e per impressionare soltanto, ma serve allo scopo di migliorare e intensificare le emozioni di una certa scena particolare che lo richiede.

Concludendo Whitehill ha insistito nel dire che il 3D non deve essere usato in pompa magna durante tutto il film, altrimenti si creerebbe un effetto di stordimento e di disorientamento tra il pubblico. Il 3D deve servire in funzione della storia, in certe scene particolari e nei dovuti modi. Il supervisore del 3D della Pixar vede anche scontato un futuro in cui gli stessi registi dei film in 3D saranno maggiormente coinvolti tecnicamente nel processo della resa in tre dimensioni, perché il 3D sarà sempre di più intrinseco al film, alla trama, alle immagini e alle emozioni sullo schermo.

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