martedì 15 giugno 2010

Iger: la Disney è rinnovata con la Pixar e la Marvel

imageLa più grande sfida nel gestire una società così grande e variegata come la Disney è "di mantenere l’equilibro tra tradizione e innovazione." E’ anche difficile resistere a quelle persone che vogliono che la società investa in attività che non sono "alla base o che non sviluppano il marchio."

Così si è espresso il presidente e amministratore delegato Disney Bob Iger in una serie di affermazioni a tutto campo ieri durante il Business of Luxury Summit organizzato dal Financial Times.

"Devi proteggerlo ma non devi essere reverenziale con il tuo brand, ma devi essere anche rilevante e adattarti alle mutevoli abitudini di un nuovo mondo," ha affermato Iger all’editore del Financial Times Lionel Barber durante il discorso introduttivo al  
Beverly Hills Hotel.

In specifico parlando di estendere il brand, Iger ha detto che la Disney è nel processo di negoziazione per “un accordo a lungo termine” con la Cina per aprire un tanto discusso parco a tema a Shanghai.

"Stiamo facendo dei progressi," ha affermato. "Sarebbe un grande passo avanti per dare ai cinesi l’esperienza di Disneyland."

Durante lo scambio di 45 minuti, Iger ha messo l’accento sul bisogno di continuare a innovare e sperimentare – come con i tentativi nello spazio digitale – senza mai perdere di vista l’essenza del brand.

A questa conclusione, la Pixar e la Marvel portano un valore aggiunto alla Disney, ma a queste entità è concesso di mantenere le loro culture uniche. Tenere molte etichette cinematografiche, comunque, sembrava superfluo e senza scopo per Iger quando assunse il suo attuale incarico cinque anni fa, da qui deriva la concentrazione sul brand Disney e l’abbandono per esempio della Miramax.

Quando gli viene chiesto da Barber a che punto una società necessita di ricercare al suo esterno l’innovazione, Iger risponde che l’animazione in Disney aveva raggiunto un punto dove non era sufficientemente travolgente. Quando la Disney ha successo, ha sottolineato, "ha una serie di effetti a catena su tutta la società. L’assenza di animazione di qualità ha un effetto drammatico, sul valore e sulla prospettiva creativa.

"Quando iniziai il lavoro, valutavo molto attentamente le opinioni. Credevo che perdere la relazione con la Pixar alla scadenza del loro contratto sarebbe stato un vero peccato. E così abbiamo introdotto nella società una cultura dell’innovazione, di non accettare mai la mediocrità."  image

Ha anche beneficiato del fatto che era proprio quello il momento in cui Steve Jobs della Pixar era pronto per considerare quel tipo di accordo. "Stavo cercando di stabilire una direzione per la Disney e poi ci avanzavano giusto 7.3 miliardi di dollari che non sapevamo come spendere," ha scherzando Iger.
"I soldi non sono tutto; non è stato e non è ciò che guida la Pixar allora come oggi,” ha aggiunto. "Ho beneficiato dall’essere comprato due volte: ero alla ABC ed è stata comprata dalla CapCities, e poi 10 anni dopo la Disney ha acquisito CapCities/ABC. "In certi casi puoi distruggere la vera qualità che ti sei preparato a comprare."

Per quanto riguarda la spinta aggressiva della Disney nel mondo del digitale e dell’online, Barber ha chiesto a Iger di parlare a proposito della resistenza a quelle mosse all’interno della società e che cosa hanno a che fare questi accordi per la cannibalizzazione dei canali tradizionali delle entrate.

"Abbiamo dato uno sguardo ai media digitali e crediamo che ci sia stata una migrazione verso di essi da parte dei consumatori, sia che noi vi fossimo presenti oppure no," afferma. "Non volevamo essere marginalizzati. Vogliamo essere dove ci sono i pesci da pescare."

Un motivo per la resistenza della Disney, ha affermato Iger, è che i compensi in ditta venivano erogati per risultati a breve termine. "Stavamo incentivando un intero gruppo di persone per focalizzarsi sul business corrente," piuttosto che, come ha detto lui, "fare dei passi nel futuro."

image Nel descrivere gli accordi della Disney per l’iPhone e i diversi modi di cimentarsi nel mondo digitale, Iger ha detto che la sua squadra "doveva mettere in qualche modo a rischio il metodo corrente di fare affari. Siamo in affari con molte terze parti importanti – catene di cinema, grandi dettaglianti, fornitori di programmi satellitari, affiliati televisivi – e questo era ritenuto minaccioso. E’ stato difficile da gestire questo aspetto. Ma sentivo che fosse importante farlo."

Ora sebbene, tramite i social networks, "abbiamo un rapporto diretto con i nostri consumatori, possiamo vendere, pubblicizzare e comunicare con la clientela – che è veramente potente se viene usata bene." Per esempio, la Disney gestisce 130 gruppi su Facebook, e ci sono 33 milioni di persone in questi gruppi. Una persona in media su questi siti ha circa 250 amici. In breve, comunicare con un vastissimo numero di persone può essere fatto velocemente e a costo zero.

Se visto dall’altra parte, è spaventoso.

"Se un film non è bello, nessuno può nasconderlo," ha affermato Iger. "E’ un ambiente molto difficile, per quasi tutti i prodotti."

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