mercoledì 9 giugno 2010

The Art of Toy Story 3: lo storico dell'animazione Charles Solomon ci racconta i suoi "giocattoli preferiti”

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Nel 1995, un piccolo studio di animazione chiamato Pixar ha fatto uscire un film che ha rivoluzionato il mondo dei film animati. Con una tecnologia che istituì un nuovo genere, splendidi colori e animazione, personaggi irresistibili e una gran buona dose di spirito, il pubblico di tutto il mondo si innamorò di Toy Story.

Dopo un amato seguito e una mezza dozzina di blockbusters, il prossimo passo della Pixar porta gli spettatori alla storia che ha dato inizio a tutto. Woody, Buzz, Jessie, Mr. e Missis Potato, Slinky Dog e Hamm - insieme a un gruppo di nuovi giocattoli - ritornano sul grande schermo in Toy Story 3, il terzo capitolo nella classica serie della Pixar.

Nel libro appena uscito 'The Art of Toy Story 3', il rinomato storico dell'animazione Charles Solomon esplora le difficoltà tecniche, i trionfi e le emozioni che ha affrontato la squadra della Pixar nello sviluppare questa nuova avventura dei giocattoli. Con più di 250 immagini tra concetti artistici di 'Toy Story 3', questo prezioso volume fornisce un memorabile sguardo all'intera trilogia di Toy Story.

L'autore Charles Solomon ha condiviso di recente in un'intervista il suo viaggio di scrittore di questo nuovo libro eccitante.  

Domanda: Come è capitato di dover scrivere questo libro, 'The Art of Toy Story 3'?

Charles Solomon: Emily Haynes della Chronicle Books e Leigh Anna MacFadden della Pixar mi hanno approcciato con l'idea di scrivere il libro. Nonostante allora stessi completando un libro su La Bella e la Bestia della Disney e insegnando per una classe all'UCLA, era un progetto troppo interessante che non potevo assolutamente rifiutare.

image D: Come è stato deciso di includere quella grande e meravigliosa introduzione sullo sviluppo dei primi due film?

CS: Quando ho discusso per la prima volta l'idea del libro con Emily e Leigh Anna, ho suggerito di inserire più testo rispetto allo standard contenuti nel libri "Art Of.." e loro erano d'accordo. Sentivamo tutti che fosse importante piazzare il nuovo film nel contesto dei primi due episodi.

D: Come hai lavorato a quella parte?

CS: Come dico spesso, la linea tra storico e collezionista è molto sottile. Ho ancora le interviste che ho condotto con gli artisti che hanno lavorato a entrambi i film. E tutti alla Pixar sono stati molto generosi nel condividere i loro ricordi dei primi due film di Toy Story, così come i loro pensieri a proposito del nuovo film. Spero che l'introduzione aiuti i lettori a comprendere il progresso degli artisti della Pixar e dei film di Toy Story in modo da poter approfondire il loro apprezzamento per l'intera trilogia.

D: Sei un noto scrittore dell'animazione Disney, specialmente per i tuoi libri sulla storia della Disney e sull'animazione tradizionale dello studio. Da dove arriva il tuo interesse per l'animazione computerizzata della Pixar?

CS: Ho condotto la mia prima intervista con John Lasseter nel 1982, quando lui e Glen Keane stavano lavorando al loro test basato sul romanzo ‘Where the Wild Things Are’. Ho scritto di computer grafica per molto tempo. E la Pixar produce costantemente alcuni dei migliori film animati al mondo.

D: Vedi dei legami tra il metodo presente della Pixar di operare e lo spirito stesso dello studio, e quello del tempo di Walt Disney?

CS: Gli artisti della Pixar hanno chiaramente imparato molto da Walt Disney e dai suoi film. Quando visitate lo studio, potete sentire l'energia degli artisti che sono entusiasti del loro lavoro, che sanno che quello che stanno facendo è buono e nuovo - che è lo stesso modo in cui i vecchi animatori descrivevano la Disney di Walt, specialmente durante i giorni dell'Hyperion Studio.

image D: Da storico, come vedi e consideri l'evoluzione della Pixar dai suoi esordi fino ad oggi?

CS: Vedo molti paralleli tra l'evoluzione della Pixar e l'evoluzione dello studio Disney. Gli artisti di entrambi gli studios hanno speso anni realizzando cortometraggi, imparando i punti di forza e di debolezza dei loro mezzi, sviluppando le loro capacità, imparando come raccontare delle storie in maniera efficace con una nuova tecnica. Quegli anni di tentativi hanno portarto ai due film che regnano sovrani nella storia dell'animazione: Biancaneve e i Sette Nani e Toy Story.

D: Per questo libro su Toy Story 3, qual è stata la tua intervista più memorabile?

CS: Ho parlato con più di 40 persone per il libro, così è veramente difficile scegliere un favorito. Credo il più toccante sia stato John Lasseter, quando mi ha parlato dei paralleli tra Toy Story 3 e le sue esperienze personali portando il figlio al college. E' stato anche molto commovente sentire i vari artisti parlare di Joe Ranft e di quanto si sente la mancanza dei suoi contributi.

D: Mi potresti raccontare dei tuoi nuovi incontri più interessanti?

CS: Sebbene abbia parlato con lui prima per altri film, ho condotto diverse interviste con Lee Unkrich. E' molto intelligente ed è intessante parlare con lui. Un nuovo amico che ho conosciuto durante questo progetto è stato Dice Tsutsumi - un artista affascinante e con un talento enorme. Ha pazientemente assecondato i miei tentativi di parlare in giapponese.

D: In questo libro c'è un esteso capitolo di sceneggiatura del colore, che è piuttosto inusuale per questi tipi di libri. Come e perchè hai deciso di insistere con questo importante ma spesso trascurato aspetto della realizzazione di un film?

CS: Uno degli scopi del mio lavoro è essere in grado di richiamare l'attenzione per il lavoro di artisti di talento che il pubblico ha sorvolato. La sceneggiatura dei colori è divenuta una parte importante nel realizzare un film animato - offre una visione d'insieme del film che presenta gli elementi emozionali e visivi con semplicità e chiarezza. Spero che il lettore guadagnerà consapevolezza di quanto importante sia una sceneggiatura del colore, una comprensione che arricchirà la visione del film. E i dipinti che Dice e la sua troupe hanno preparato erano assolutamente favolosi: qualsiasi autore sarebbe stato felice di avere dei disegni di quel calibro nel suo libro.

D: Hai intervistato Randy Newman, e anche questo è inusuale per un libro "art of". Come specialista dell'animazione, come vedi l'importanza della musica in un film animato?image

CS: L'animazione e la musica sono legate dall'era del cinema muto: Paul Hindemith  scrisse una colonna sonora - ora perduta - di un cartone di Felix il Gatto negli anni 20. Durante gli anni 30 e 40 Walt Disney e i suoi artisti hanno dimostrato come una canzone ben scritta e ben piazzata possa trasmettere importanti elementi emozionali e far avanzare dei punti della storia in un modo molto conciso. Howard Ashman ha ricordato al pubblico e ai realizzatori di film quanto una canzone in un film animato poteva essere di grande effetto durante gli anni 80. Sebbene molti dei recenti film animati sono stati riempiti con numeri musicali inutili, le canzoni di Randy Newman aiutano a raccontare meglio la storia in tutti e tre i film di Toy Story. Anche se i miei gusti vanno dalla musica classica all'opera, sono un fan di Randy Newman sin dalla prima volta che ho sentito Simon Smith e il Dancing Bear. Sono solo dispiaciuto di non aver avuto troppo tempo per parlare.

D: Alla fine del tuo libro, citi Darla K. Anderson che afferma: "Tutti i film di Toy Story parlano di mortalità." Puoi dirmi qualcosa? 

CS: Tutti i film di Toy Story - come tutti i grandi film, e anche tutta la grande narrativa - pongono dei queisiti seri. Woody potrà pur essere un giocattolo cowboy, ma confronta i fatti infelici e li vede come la possibile fine di un'esistenza, o che la persona che lo ama di più potrebbe smettere di amarlo. Pinocchio rischia la sua vita per salvare Geppetto; la Bestia sacrifica la sua stessa felicità per Belle perchè la ama. Se lo spettatore non condivide il viaggio di un personaggio, che ragione cìè di raccontare la storia?

D: Lei dice anche: "Puoi continuare a grattare la superficie e andare più in profondo che puoi". Quanto sei andato in profondità con Toy Story 3?

CS: Come dice Darla, gli artisti che hanno fatto Toy Story sono invecchiati. Molti di loro sono diventati genitori e hanno visto i loro bambini crescere. Gli artisti che conoscevo come dei ventenni ora hanno molti più capelli grigi; e pure io. I loro film riflettono la mutevole prospettiva che l'età e le sue perdite portano. Se avessi scritto un libro su Toy Story nel 1995, il tono, lo stile e il contenuto sarebbero tutti completamente diversi da questo. Se gli stessi artisti fanno un film dopo 15 anni, rifletterà i conseguenti cambi di prospettiva, come pure lo farebbe un libro che parlasse di quello stesso film.  Crescere e invecchiare non è sempre divertente, ma è preferibile alle alternative.

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