lunedì 9 novembre 2009

Lo storico della Disney, Didier Ghez ci parla del Walt Disney Family Museum: una fiamma più accesa che mai

L'affascinante e ispirante storia di Walt Disney, il cui talento, creazioni e visione hanno aiutato a definire la cultura americana del ventesimo secolo, viene ora riportata in vita in un modo completamente nuovo al Walt Disney Family Museum, che ha aperto al pubblico lo scorso 1° ottobre a San Francisco.

Il museo è localizzato in tre edifici storici all’interno del Presidio di San Francisco, che è parte dell’area Golden Gate National Recreation del Parco Nazionale. Il fulcro è una ex baracca militare al 104 di Montgomery Street, riprogettata e aggiornata dalla ditta di architettura Page & Turnbull di San Francisco, e con l’architettura e le istallazioni interne progettate dal Gruppo Rockwell.

Le stanze originali dell’edificio vengono ora usate per incorniciare la storia di Disney e per incorpora una vasta gamma di materiali e tecnologie, dai documenti storici originali, agli artefatti, per passare poi alle stazioni d’ascolto e altri display interattivi, fino ad arrivare ai più di 200 monitor.

Al di là dei fatti, il museo illustra come l’irrefrenabile creatività di Disney ha arricchito l’immaginario di generazioni. Racconta la storia dell’uomo dietro al mito con la stessa voce di Disney e in un’esposizione che rivela la sua visione espansiva, dai primi disegni di alcuni dei suoi personaggi più popolari fino ai piani di progettazione per Disneyland e EPCOT.

Per saperne di più del Museo e che cosa veramente rappresenta ci siamo rivolti al famoso storico Disney, Didier Ghez, creatore e editore della famosa serie di libri Walt’s People, che era presente alla giornata di apertura di questo posto davvero speciale.



Domanda: Per te, dove sta il vero interesse del Walt Disney Family Museum?

Didier Ghez: Direi nella presentazione di tutti gli elementi connessi a Walt come persona. Questa è la prima volta che si possono vedere così tanti artefatti, foto, filmati personali, ecc. direttamente dalla famiglia Disney stessa. Si può vedere molto di loro come mai prima d’ora, e molte cose diverse. Permette di rendere Walt molto più umano, molto più presente, più vicino, e lo presenta non soltanto come un artista, un presentatore TV o un uomo d’affari, ma come un padre, un marito e semplicemente un essere umano. È, per me, la grande differenza di questo museo, e cosa lo rende toccante.

D: Come può un museo trasmettere tanta emozione?

DG: Precisamente perché Walt è estremamente presente. Per prima cosa c’è una quantità enorme di foto e di video personali. Ma, per la maggior parte, è il fatto che lui stesso ci racconta la sua storia lungo la visita. La sua voce è ovunque. È lui veramente quello che ci racconta la sua esperienza, la sua vita, tutto ciò che ha creato, ecc. E nell’ultima galleria, quando realizzi che lui è morto, sei toccato profondamente siccome hai appena perso la persona stessa che ti ha accompagnato lungo tutto il museo, la persona che, in un certo qual modo, ti ha preso per mano.

D: Così il museo è molto basato sull’interattività

DG: Ci sono diversi aspetti di essa. Hai la presenza di Walt lungo tutto il museo in primo luogo. Ma anche il fatto che i suoi creatori hanno usato le più avanzate tecnologie nel più creativo dei modi sia per preservare che per promuovere tutti quei vecchi documenti. Ecco due esempi. La vita personale di Walt, per la maggior parte ripresa negli anni 10 e 20 – quindi materiale che ha ormai quasi un secolo – è stata completamente digitalizzata, restaurata e ripulita per essere presentata sugli schermi ad alta definizione.



È davvero come se fossero stati girati oggi in HD dal momento che erano negli anni venti e che adoperavano una tecnologia completamente diversa. Un altro esempio è il libro degli appunti di Schultheis, che descrivono gli effetti speciali che vennero usati in Fantasia. È un gran bel libro datato fine anni 30, che è stato completamente digitalizzato e di cui ora si può leggere ogni dettaglio usando un grande schermo touch screen che ricorda il film Minority Report o la larga barra interattiva che è stata vista sulla CNN durante l’ultima campagna presidenziale americana. Devi solo cliccare lo schermo per ingrandire l’immagine o per muoverla o per girare pagina…



D: In aggiunta all’aspetto emozionale della visita, puoi dirci qualcosa riguardo l’interesse storico?

DG: Assolutamente. Per lo più nelle prime gallerie, che rappresentano la sua infanzia a gli hanni della sua adolescenza, si possono scoprire dozzine di documenti mai visti prima. Poi, nelle parti che precedono la sua morte, si possono vedere delle immagini riprese durante il suo ultimo viaggio in Canada per la conferenza stampa di Mineral King, o per gli ultimi progetti a cui ha lavorato. C’è un certo numero di foto dell’infanzia, con gli amici come Walt Pfeiffer. C’è anche un intero posto dedicato ai regali che fece a sua moglie e alle figlie e che mostre le sue scelte come persona, come individuo. Ciò mette luce su una parte più personale della storia di Disney e su cosa ha creato come artista durante la sua carriera. E, ancora, c’è il libro degli appunti di Shultheis, del quale John Canemaker ha scritto un articolo circa 15 anni fa per la rivista Print, e che viene presentato interamente per la prima volta al pubblico.

D: Che relazione c’è tra il museo e la Walt Disney Company?

DG: Il progetto è stato interamente gestito e finanziato dalla famiglia Disney. Detto questo, la Walt Disney Company ha prestato un certo numero di documenti, foto, una Multiplane camera – che è uno dei più incredibili oggetti del museo! – e registrazioni audio. Hanno anche prestato loro copie delle lettere scritte da Walt Disney.

D: Quindi, il museo è un incredibile database per gli storici come te.

DG: Ho un sogno, e c’è ancora molta strada da fare prima che si realizzi. In verità, numerosi documenti che sono importanti per la preservazione della storia di Disney come interviste, lettere da artisti per altri artisti, foto, documenti artistici, ecc. sono attualmente proprietà di storici Disney e eredi degli artisti Disney. Il fatto è che quando queste persone se ne vanno, tutti questi documenti potrebbero essere dispersi e potrebbero scomparire. Così, per me, dovremmo iniziare con urgenza a lanciare un progetto con lo scopo di preservare questi documenti in uno o due posti sicuri, probabilmente digitalizzati o restaurati, per le generazioni e i ricercatori che verranno, così da poter aver accesso alla fonte originale, e non resoconti di seconda mano.

L’altro lato di questo progetto è: una volta che tutti i documenti vengono preservati, dovremo iniziare a pubblicare un certo numero di questi documenti in modo serio, storico, così che altri storici possano usarli e avviare nuove ricerche. Questo è un modo con cui ho iniziato la mia serie di libri “Walt’s People”, ma dovremmo farlo su una scala più ampia, con la collaborazione di un numero sempre più alto di storici, che si aiutano a vicenda. Inoltre, alla cerimonia di apertura del museo, molti storici erano presenti e abbiamo iniziato a parlarne insieme durante un pranzo memorabile al Fog City Diner. Penso davvero che il sogno diventerà reale. Ma la domanda è: su quale scala? Dipenderà tutto dal supporto che otterremo.

D: Quali sono gli argomenti principali della storia della Disney attualmente?

DG: Questa è una domanda difficile perché, in base agli storici, puoi trovare così tanti argomenti diversi. Puoi avere dei generalisti come Jim Korkis e me. Siamo appassionati di tutto, dagli anni 10 quando Walt era un bambino fino agli anni 90, più di trent’anni dopo la sua morte, che sia in termini d’animazione, dei parchi a tema e dei prodotti. Altri storici come JB Kaufman sono specializzati negli anni 20, 30 e a volte anche 40 in termini di animazione essenzialmente. Altri, come i compianti Dave Mumford e Bruce Gordon, erano specialisti della storia dei parchi a tema. Con Michael Barrier, si parla di più di animazione o di fumetti. Così, ognuno ha la sua specialità. Ma questo è proprio la parte eccitante di tutto questo.

Quando ascolti una conversazione tra Todd Pierce, che è concentrato sui parchi a tema, JB Kaufman e Alexander Rannie che è più in sintonaia con la parte musicale della storia, vedi comunque che hanno qualcosa in comune. Persino se uno parla degli anni 40 e l’altro parla deglia nni 50, ricuramente andranno ad arricchire le conoscenze di ognuno. Ed è tutto ancora più impressionante quando metti insieme persone che condividono gli stessi centri di interesse. Mettete insieme Joe Campana e JB Kaufman, due grandi conoscitori dell’epoca d’oro degli studi Disney Hyperion, e si aituranno entrambi a incrociare perfettamente ciò che conoscono.

Ora, per rispondere alla tua domanda in un altro modo, c’è, a mio parere, una grande abbondanza di argomenti interessanti da esplorare per quanto riguarda Disney. Per esempio, mi piacerebbe vedere il recupero dei cortometraggi perduti di Alice e di Oswald. E penso che, presto, si sentiranno notizie eccitanti a proposito dei Laugh-O-Grams perduti. Bisognerebbe anche recuperare l’intera serie di fumetti creati per l’associazione Demolay negli Stati Uniti, di cui Walt e uno dei suoi artisti, Fred Spencer, erano membri. Era una serie di fumetti pubblicati nelle loro newsletter contenenti Topolino e altri prominenti personaggi Disney che non sono mai stati ri-pubblicati, e la maggior parte di essi sono andati perduti. I cortometraggi degli anni 40 e 50 sono stati esplorati male anche. Difficilmente si conosce qualcosa degli artisti che hanno partecipato ad essi. E le pubblicità prodotte dalla Disney durante gli anni 50 non sono stati certamente di grande interesse artistico, ma di grande interesse storico.


Restano molti argomenti che non sono stati ancora esplorati abbastanza e a cui bisognerebbe sicuramente lavorarci. Lo stesso, noi conosciamo piuttosto bene la storia Disney negli Stati Uniti, ma conosciamo molto poco la storia della Walt Disney Company nel mondo. Lo storico brasiliano Celbi Pegoraro sta attualmente lavorando alla storia della Disney in Brasile. C’è qualcuno in Spagna che è stato assunto cinque anni fa per scrivere la storia della Walt Disney Company in Spagna e Portogallo. Dovrebbe essere lo stesso per gli storici della Disney in Francia, ma, purtroppo, sarà molto difficile siccome molti documenti sono andati perduti. E dovrebbero iniziare lo stesso tipo di ricerca anche in altri paesi.

D: Anche altri artisti che attualmente lavorano per la Disney sono molto eccitati dalla storia Disney, come Andreas Deja o Pete Docter [regista di Up e Monster e co. Nella foto sopra].

DG: Ciò che trovo affascinante è che la maggior parte degli artisti di oggi sono precisamente quelli che sono più vicini alle radici storiche della società e che saranno coinvolti in questo, scrivono libri, articoli, fanno interviste, ecc. connesse alla storia della Disney. Il fatto che Pete Docter ha condotto un’intervista con Art Stevens specificatamente per Walt’s People e ha usato tempo proprio per farlo e per scrivere un articolo su John Sibley per una rivista relativamente di nicchia come Animation Blast è incredibile!

Per quanto riguarda Andreas, non c’è nemmeno bisogno di parlare della sua passione per la storia della Walt Disney Company. Non appena ne ha la possibilità, parla dei Nove Anziani. Appena può prende parte a qualsiasi progetto connesso alla storia della Disney. È molto rassicurante e affascinante, e soprattutto, realizzi che sono proprio questi artisti, Andreas, John Lasseter, Pete Docter e tutti gli altri che tengono viva la fiamma di ciò che la Disney è veramente.
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