mercoledì 18 novembre 2009

Due decenni di amore a prima vista

La Sirenetta festeggia oggi i suoi 20 anni [uscì proprio il 17 novembre 1989 nei cinema americani, dando una bella rinfrescata dovuta all'animazione e alla Disney], e i registi e i compositori del film spiegano come questo magico lavoro d'arte è diventato parte del nostro mondo.

E' difficile crederci ma sono passati 20 anni da quando la Sirenetta si è tuffata nei cuori e nelle immaginazioni di tutto il mondo, così indelebilmente questo bellissimo film animato ha lasciato la sua impronta negli amanti delle fiabe sia giovani che non.
Ma quest'anno il tanto animato classico Disney festeggia davvero il suo 20° anniversario, guarda caso proprio mentre La Principessa e il Ranocchio si appresta ad uscire nelle sale. Dopotutto entrambi i film sono diretti da Ron Clements e John Musker, ed entrambi i film segnano - dopo un perido dormiente - un incredibile ritorno all'animazione delle fiabe musicali in 2D che lo studio ha inventato e stabilito come forma d'arte. E proprio come questa evocativa fiaba sottomarina ha ringiovanito tutto di un colpo il genere dei film animati, dando vita ad una nuova epoca d'oro dell'animazione - che ha compreso film come La Bella e la Bestia, Aladdin, Il Re Leone, Pocahontas, Il Gobbo di Notre Dame, Hercules, Mulan e Tarzan - così anche La Principessa e il Ranocchio prelude a un rinnovato vigore creativo presso i Walt Dinsney Animation Studios, sotto l'appassionata amministrazione di John Lasseter.
Basato sulla storia di Christian Andersen, la Sirenetta ci ha presentato nel 1989 Ariel, una ragazza sirena dai luminosi capelli rossi che si innamora a prima vista del principe Eric e decide di lasciare il suo mondo acquatico per vivere in quello umano. Visivamente sbalorditivo (la multiplane camera è stata usata per l'ultima volta durante la realizzazione de La Sirenetta) e complementato da un abbagliante assortimento di indimenticabili canzoni scritte dal compositore Alan Menken e dal paroliere Howard Ashman, La Sirenetta è stato poco meno di una rivelazione, un emozionante promemoria dell'impareggiabile magia che accade quando il lavoro fatto con celluide e la musica vanno così meravigliosamente a servizio della storia. Il film vinse l'Oscar nel 1990 per la Miglior Colonna Sonora, e per la Miglior Canzone con "In fondo al mar".

Così improbabile come può suonare oggi, La Sirenetta è stato un film che stava per non essere realizzato. Nel gennaio del 1985 l'allora amministratore delegato della Disney, Michael Eisner e il presidente dello studio Jeffrey Katzenberg organizzarono un "Gong Show", che essenzialmente era un'opportunità brutalmente onesta per gli scrittori e i registi della compagnia per poter presentare le loro idee. Come ricorda John Musker la convivialità non era proprio in programma. "Dovevamo saltarcene fuori con cinque idee, ma ci hanno anche detto 'Sapete, è già tardi, date il vostro meglio'", ricorda, sorridendo ironicamente. Ron iniziò a leggere il suo trattamento di due pagine per La Sireneta ma venne scartata subito! Jeffry disse, 'No, è come Splash. Scordatelo. Fine'". Ma in un paio di settimane, un cambio accadde un cambio di marea. "Jeffrey mi chiamò e mi disse, 'Sapete, dovremmo esplorarla."
Dando uno sguardo indietro ora a questo film incredibilmente caldo e incantato, è difficile immaginare che è stato realizzato da qualsiasi parte ma non in non in un tranquillo, rilassante ambiente creativo - una nozione che Ron & John sono pronti a smentire. "Bè, siamo stati buttati fuori dal vecchio Animation Building e ci hanno trasferiti in un vecchio magazzino - ma nemmeno lì c'era spazio per noi", afferma il co-regista John Musker, ridacchiando ripensandoci. "Così siamo stati messi in case mobili al di là della strada, in questi cosi ondulati d'acciaio, e mi ricordo che quando si apriva la porta, scricchiolava. Fu come un po' come un'isola lontana dal resto della compagnia."
"Era come se ci avessero detto se non nuotate affonderete", aggiunge on, usando una metafora appropriata parlando di sirene. "La posta in gioco era alta, e abbiamo potuto realizzare che l'animazione Disney non era una cosa scontata che sarebbe continuata per forza. Era più del tipo potrebbe o non potrebbe continuare".
Ad incrementare la pressione erano le continue esortazioni di Katzenberg. "Era stressante perchè Jeffry era un maniaco gestore di qualsiasi cosa," dice John ridendo. Realizzare il film ha generato molta pressione in primo luogo perchè "c'era un gran martellare su noi, sapete, del tipo 'Presto! Dovete finirlo! Su su dai!" - si martella con il pugno destro per rendere l'idea - e ammette che sono stati fatti anche degli errori. "Alla gente piace parlare degli errori di continuità," tafferma, e poi prosegue citando alcuni esempi. "C'è la scena in cui Sebastian cade nella caverna di Ariel dopo che lei finisce di cantare... c'è un ditale nella sua chela, e poi non c'è più", ride. "Poi, quando Ariel si siede a tavola col principe Eric, c'è una forchetta, poi due forchette, e infine c'è un piatto..."

Visto che i coregisti hanno avuto a che fare con le ripetute richieste di Katzenberg, la Disney si è rivolta a Howard Ashman e ad Alan Menken per sviluppare la colonna sonora e le canzoni del film. Dopo essersi fatti notare per il loro lavoro nel musical The Little Shop of Horrors, Alan dice che era eccitato di "prendere il lavoro di reinventare i musical animati della Disney, cioè, riportarli in vita e scrivere qualcosa che potesse essere alla pari di altri classici come Biancaneve, Cenerentola e tutti questi."
Ricorda l'incontro con John e Ron nell'appartamento di Howard nel tardo 1986 e dice, "Non c'era nessuna ragione di pensare che sarebbe diventato ciò che è diventato. Mi ricordo di aver lavorato alle canzoni per un anno intero prima di aver davvero incontrato Jeffrey Katzenberg." Quando è successo, l'agitato magnate del cinema era, secondo le parole di Alan, "era veramente K.O. Si poteva vedere dallo sguardo dei suoi occhi che c'era qualcosa di speciale che stava accadendo. Ciò che è stato interessante e anche un po' ironico a di quell'incontro è che l'incontro l'abbiamo tenuto in una sorta di story room. E letteralmente nella story room in fondo a quel corridoio dove ci trovavamo c'erano i fratelli Shermman che facecano qualcosa di simile per un nuovo progetto a cui stavano lavorando. In questo modo, la cosa sapeva troppo di cambio della guardia in un certo modo."
Alan afferma che l'innata comprensibilità da parte di Howard degli stili musicali ha aiutato a portare avanti l'idea. "Al contrario di scrivere semplicemente una bella canzone che potesse essere fatta in qualsiasi numero di vocabolari musicali, Howard decise di scrivere una canzone dei marinai per il primo numero," afferma. "E di scrivere un qualcosa di romantico per Sebastian [Baciala], un numero raggae caraibico [In fondo al Mar], e qualcosa di molto seducente, in stile cabaret per Ursula [Mia triste anima sola].

Guardando alla Sirenetta e a alla Prinicipessa e il Ranocchio - e agli che sono trascorsi tra i due - lascia il dinamico duo registico in un umore filosofico. "Siamo più vecchi di 20 anni, ma entrambi i film approcciano materiale simile da una prospettiva un po' diversa," nota Ron. "Quando realizzammo La Sirentetta, credevamo che Ariel fosse una scoperta in quanto principessa, nel senso che è un'eroina molto più attiva e guida la storia facendo accadere le cose. Ariel è una teenager e ha i difetti tipici di una teenager e lo si vede quando non a volte non compie delle scelte molto buone. Qualcuno allora, in particolare chi aveva un punto di vista femminista, credeva che il suo unico scopo fosse quello di sposare un principe. E di certo, la Sirenatta aveva a che fare con l'amore a prima vista. Questo è molto diverso nel film della Principessa e il Ranocchio. La storia di Ariel girava attorno a due persone che non si erano mai veramente incontrate e che non si conoscevano per niente, ma il destino ci dice che queste due persone sono destinate a stare insieme."
E alla fine, persino Jeffry Katzenberg si calmò "Al party di chiusura per la Sirenetta, Jeffrey tenne un discorso e elencò tutte le cose per cui non era stato ascoltato ma che lui voleva," afferma Ron. "Non voleva che Ariel fosse rossa di capelli, voleva tagliare "Part of Your World" dal film. E essenzialmente ammise che si era sbagliato. E' un vero credito a Jeffrey che ha fatto una cosa del genere.

"Lavoravamo sotto il radar, facendo proprio fatica a capire che cosa stava emergendo", ricorda Alan, con un distinto tono di nostalgia nella sua voce. "Fu la prima volta che ero a Los Angeles lavorando attivamente nel cinema rimandendo in California. E naturalmente, a nostra insaputa, Howard Ashman aveva un segreto, così parlando, che non diceva alle persone, a nessuno, che era che lui era malato terminale [scomparve il 14 marzo 1991]. A quei tempi, l'AIDS era, senza dubbio, una malattia terminale. E questo dà a La Sirenetta ancora più intensità.
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Ci riserviamo tutto il diritto di rispondere male a chi si lamenta che è finita la fantasia a Hollywood solo perché stanno facendo un sequel di Mary Poppins. Che poi voglio dire, è tratto dai romanzi originali di P.L. Travers, sono passati più di cinquant'anni, e c'è Lin-Manuel Miranda che farà cose, che problema avete?

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